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Donato Bilancia
ITALIA
17.12.20 - 22:270
Aggiornamento : 18.12.20 - 07:31

È morto di Covid il "killer dei treni"

Donato Bilancia uccise 17 persone negli anni '90. Si è spento in carcere

PADOVA - Terrorizzò l'Italia con i suoi omicidi spietati e apparentemente casuali: un serial killer che colpiva anche sui treni, sceglieva le vittime affidandosi alle circostanze e le ammazzava senza pietà.

Donato Bilancia, 'il mostro dei treni o 'il killer delle prostitute' come la letteratura criminale lo restituì alle cronache, è morto di Covid nel carcere Due Palazzi di Padova.

Bilancia stava scontando ben 13 ergastoli per diciassette omicidi e 16 anni per un tentato omicidio: delitti consumati tra il 1997 e il 1998 tra la Liguria e il Piemonte. Bilancia, nato a Potenza nel 1951, venne arrestato nel 1998 tradito dall'auto usata per alcuni suoi spostamenti. Scontò i primi anni di prigione nel carcere di Marassi a Genova, per poi essere trasferito a Padova negli ultimi anni.

In cella Bilancia, benché non si sia mai pentito degli omicidi, iniziò un percorso che lo portò a conseguire un diploma e iniziare a studiare per laurearsi. Un comportamento che gli fece ottenere anche un permesso per uscire dal carcere nel 2017 ovvero dopo 20 anni di detenzione: andò superscortato sulla tomba dei genitori a Nizza Monferrato (Asti).

Un successivo permesso gli fu invece negato perché ritenuto un soggetto 'ancora pericoloso'. Bilancia aveva chiesto al Tribunale di sorveglianza di Padova di far visita a un bambino di otto anni con sindrome di Down, al quale aveva deciso di devolvere parte della sua pensione.

Ma i magistrati negarono la possibilità in considerazione del fatto che non si era mai ravveduto dei suoi crimini, ritenendo di essere stato "posseduto" da una malattia negli anni in cui li aveva commessi. Inoltre non aveva avviato con profitto un percorso di riabilitazione psicologica tale da far intendere di aver risolto i "disturbi di personalità" che lo affliggevano.

"Inquieta sapere della morte in carcere. Le carceri dovrebbero essere luoghi sicuri". È questo il primo pensiero di Enrico Zucca, oggi sostituto procuratore generale e, all'epoca, pubblico ministero nel processo contro Donato Bilancia.

È stato un serial killer "che negli ultimi tempi ha interpretato il ruolo del serial killer. Al mondo - spiega Zucca - ce ne sono di più complessi ma lui è passato alla storia della criminologia per la concentrazione temporale degli omicidi". Diciassette in una manciata di mesi.

Quindi "non la figura classica del serial killer che uccide per soddisfare un impulso, una necessità. Bilancia uccideva perché ha trovato facile farlo".

Una carriera criminale quella di Bilancia iniziata con piccoli furti e rapine, costellata dal vizio del gioco d'azzardo e dall'assidua frequentazione di bische. Ed infatti le prime vittime di Bilancia nel 1997 sono biscazzieri, Giorgio Centanaro, soffocato, e Maurizio Parenti ammazzato assieme alla moglie. Seguono omicidi a scopo di rapina (i coniugi Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, titolari di un'oreficeria, e i cambiavalute Luciano Marro e Enzo Gorni).

Fu la volta anche di un metronotte, Giangiorgio Canu, per rivalsa contro le forze dell'ordine. Poi la lunga serie di prostitute ammazzate, una mattanza alla quale scampò una transessuale, Lorena, determinante poi per la cattura perchè fornì un identikit e la descrizione della Mercedes nera.

Poi il salto di qualità nell'escalation del terrore: Bilancia inizia a scegliere le sue vittime sui treni in maniera casuale ed agendo in modo feroce. A tradirlo fu un vizio quasi innocente considerando la caratura criminale del personaggio: ovvero evitare di pagare il pedaggio in autostrada.

La Mercedes nera fu più volte segnalata e i carabinieri scoprirono una corrispondenza tra l'identikit dell'occupante e quello fatto da Lorena. A questo si aggiunse la prova del Dna: il serial killer, uno dei più spietati della storia criminale d'Italia, fu arrestato il 6 maggio del 1998. Dopo pochi giorni confessò tutti gli omicidi.

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