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Se club e teatri sono chiusi causa Covid, il jazz conquista strade e parchi
Foto di Owen Davies e Naeem Douglas
Club e teatri chiusi? Il jazz resiste e si sposta nelle strade.
STATI UNITI
30.11.20 - 06:300
Aggiornamento : 08:36

Se club e teatri sono chiusi causa Covid, il jazz conquista strade e parchi

I Bad Motha’s del trombettista Wayne Tucker hanno trovato questa interessante alternativa artistica

di Redazione
Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni

NEW YORK - Il jazz esce dai club e dai teatri, e si trasferisce letteralmente in strada. Accade a New York, la città della musica e dell’arte che si reinventa dopo la tremenda ferita che la pandemia ha inflitto alla vita culturale.

Chiusi il Lincoln Center, la mecca della musica, ma anche il Metropolitan Opera House e l'altra grande istituzione, il Carnegie Hall. I musicisti della Grande Mela si rifiutano di rimettere gli strumenti nelle custodie; piuttosto hanno deciso di “allargare” i loro palcoscenici, scendendo nelle piazze, nei parchi e nei giardini. Tra essi ci sono i Bad Motha’s, la band guidata da Wayne Tucker, 34 anni, astro del jazz newyorkese. Un fuoriclasse della tromba che ha suonato, tra gli altri, anche con Elvis Costello e Taylor Swift.

Ora però - con club e teatri chiusi - non ha nessuna intenzione di esibirsi solo via web. Quindi ha deciso di portare la sua band per strada. I Bad Motha’s, che si ispirano agli storici Weather Report, hanno trasformato Prospect Park, il bellissimo spazio verde di Brooklyn, nel loro palcoscenico. Un esperimento che sta fruttando anche qualche introito. Non è stato facile per Tucker, che ha dovuto rinunciare a malincuore a sette mesi interi di tournée in giro per la nazione.

«Ma ho avuto tempo per registrare un album da casa, ma anche d'iniziare questa avventura al parco». E aggiunge: «Lo avevo già fatto in passato, quando ero più giovane. Almeno 9 anni fa». Non avrebbe mai pensato di doverlo rifare adesso, a carriera decollata. Eppure è stata una salvezza. «A ispirarci è stata la voglia di suonare insieme di nuovo. Abbiamo visto la gente ridere, piangere. C’è chi ci ha addirittura detto che eravamo riusciti a cambiargli la giornata».

Una esperienza molto formativa e di sicuro dal grande impatto emotivo. «Noi musicisti – spiega Tucker – stiamo vivendo un momento storico difficilissimo. Molti sono depressi, altri hanno deciso di andare via. Eppure nel mio piccolo circolo, c’è molto entusiasmo». Una energia regalata dalle emozioni trasmesse dal pubblico. «Abbiamo fatto amicizia con tante persone, di diverse generazioni ed esperienze di vita. Ogni volta che suoniamo è una festa per la comunità».

 
 
 
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