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FRANCIA
11.11.20 - 07:010

Prepariamoci a mangiare meno cioccolato

L'allarme: il cacao inizia a scarseggiare. Il cioccolato d.o.c. diventerà in futuro un bene di lusso

PARIGI - Amanti del cioccolato di tutto il mondo tremate. Tra qualche anno il cioccolato, quello vero, uno dei vanti della Svizzera in tutto il mondo, potrebbe diventare merce rara. La dead line è fissata tra una ventina d’anni, per la precisione nel 2038.

L'allarme - A seminare il panico tra i maître chocolatier di tutto il mondo è stata la geopolitologa francese Virginie Raisson, che per anni è stata membro del consiglio di amministrazione di Médecins sans frontières, nel suo libro "2038 Atlante sui futuri del mondo", edito da Slow Food. Secondo le sue teoria l'aumento esponenziale della domanda, il cambiamento climatico e le malattie che colpiscono le piante di cacao sono i tre fattori principali che faranno diminuire nei prossimi anni la disponibilità di materia prima, pura, sul mercato, aumentando in contrapposizione il ricorso al cacao industriale ottenuto con ingredienti meno nobili e più disponibili, anche meno sani, come lo zucchero e l’olio di palma.

Cinesi bisognosi di cacao - Secondo i suoi studi, soltanto in Cina il consumo medio di cacao sarebbe aumentato del 75% in quattro anni, tra il 2010 e il 2014. Dieci anni fa la popolazione media si concedeva a malapena 40 grammi a testa all'anno: nel 2020, la Cina potrebbe conquistare senza troppi problemi il secondo posto tra i Paesi che consumano più cacao al mondo. Purtroppo però, questa domanda diventa sempre più difficile da soddisfare.

Una spina nel fianco: il clima - In seconda battuta ci sono le condizioni climatiche sempre meno ideali nel pianeta per far crescere numerosa e rigogliosa la pianta del cacao: «Per crescere – ricorda la Raisson – le fave di cacao hanno bisogno di molta pioggia, ma le aree tropicali piovose sono in diminuzione». Infine c’è anche una diffusa crisi delle aziende del settore, non solo legata al recente lockdown. Al tempo stesso i produttori di cacao lamentano scarse retribuzioni e non riescono ad investire in strumenti adeguati per la raccolta e l'incremento del raccolto. E dire che proprio la ricerca nel settore dovrebbe essere, secondo gli studi della Raisson, un punto di nuova ripartenza verso il ritorno ad una disponibilità sufficiente di cacao in futuro. Proprio per contrastare le difficili condizioni meteo di semina e raccolto del cacao si stanno studiando delle nuove piante resistenti all’innalzamento delle temperature e alla siccità.

Un cioccolato che sa poco di cioccolato - In Africa e in Europa ci sono già diversi centri pubblici e privati al lavoro su questo aspetto: in Francia, per esempio, il tema è già all’ordine del giorno da parte dell’Inra, l’Institut national de la recherche agronomique. Anche se la Raisson ammette che i risultati sono lontani dall’eccellenza: "L'unico problema è che per ora il cioccolato prodotto con questi semi non ha un gusto eccellente...".

E non guasterebbero maggiori investimenti e retribuzioni proprio verso i coltivatori e produttori di piantagioni di cacao, sostiene sempre la studiosa, nella sua analisi. Per il 90% si tratta di piccoli proprietari terrieri che non riescono a incrementare il raccolto a causa delle scarse risorse a loro disposizione. Insomma la Raisson auspica un altro movimento dal basso per contrastare anche in questo caso il ricorso all’olio di palma come già successo nell’industria dolciaria qualche anno fa, affinchè il grido dall’allarme dei consumatori e produttori venga ascoltato dall’industria multinazionale del cioccolato verso una produzione sostenibile.

Batosta Covid sul cioccolato svizzero
Fiore all’occhiello del nostro Paese il cioccolato è sempre un traino forte per l’economia svizzera. Lo è stato lo scorso anno con un fatturato in rialzo del 2,2% a circa 1,79 miliardi di franchi a fronte di una produzione, comunicata da Choccosuisse, salita del 3,8% a 200'354 tonnellate. Il cioccolato svizzero è ancora oggi uno dei più ricercati ed esportati nel mondo, con un incremento dell’export del 5%, arrivando a 147'600 tonnellate con fatturato a +6% che ha superato il miliardo di franchi. Dove viene venduto il “nostro” cioccolato: in Germania 34'129 tonnellate, seguita da Canada (12'288), Regno Unito (12'189), Francia (11'464) e Stati Uniti (8'493).

Il Covid ha dato tuttavia una mazzata anche al nostro cioccolato. Tra gennaio ed agosto il giro d’affari è calato del 14,3%. La flessione delle vendite ha interessato sia il mercato interno (-14,9%) che le esportazioni (-13,9%).Per quanto riguarda le esportazioni sono stati colpiti soprattutto i punti vendita legati ai viaggi e la gastronomia alberghiera, congressuale e turistica.

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