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ITALIA
11.07.20 - 14:490
Aggiornamento : 16:42

Reddito di cittadinanza, beccati due "furbetti"

Un 48enne in odore di Mafia a Corleone e una 60enne che gestiva una casa di riposo a Rimini sono stati denunciati.

ROMA - Due furbetti del reddito di cittadinanza sono finiti nel mirino delle Fiamme Gialle. Il primo riguarda A.C., un 48enne condannato per associazione mafiosa che però aveva chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza.L'uomo era stato arrestato in un'operazione dei carabinieri insieme al fratello di Totò Riina, Gaetano, nel 2011. Al termine dell'attività info-investigativa delle Fiamme Gialle è stato riscontrato che l'uomo, sottoposto all'obbligo di soggiorno nel comune di Corleone, aveva riportato una condanna definitiva per un reato che preclude la possibilità di ottenere il beneficio economico. La card gialla sulla quale venivano caricate le somme del reddito di cittadinanza è stata quindi sequestrata in via preventiva e la somma percepita indebitamente (circa 9'800 euro) recuperata.

Il secondo caso è stato invece scoperto a Rimini, dove una donna di 60 anni ha percepito, da maggio 2019, i 700 euro mensili del reddito di cittadinanza benché la sua società gestisse una casa di riposo. 

Le Fiamme Gialle hanno accertato che all'atto della presentazione della domanda del reddito, aveva omesso di dichiarare l'attività lavorativa svolta dal fratello, componente dello stesso nucleo familiare, che percepiva un regolare stipendio come lavoratore dipendente, per circa 20'000 euro annui. Inoltre, a corredo della domanda, aveva utilizzato la dichiarazione sostitutiva unica sottoscritta dal fratello che, a sua volta, autocertificava falsamente di non svolgere alcuna attività lavorativa. In pratica, lo stratagemma adottato ha fatto sì che il sussidio economico richiesto venisse regolarmente erogato dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), mentre avrebbe dovuto essere respinto. Fratello e sorella sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Rimini. Contestualmente alla denuncia, i finanzieri hanno interessato anche la sede provinciale dell'Inps, che ha disposto la revoca del sussidio economico e disposto il recupero dell'importo indebitamente erogato da aprile 2019 a maggio 2020, pari ad 10'087 euro.

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