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Il racconto di un'epidemia ai tempi dei social.
ITALIA
25.02.20 - 09:190
Aggiornamento : 11:30

Coronavirus: racconto di una epidemia ai tempi dei social

Piccole storie quotidiane di disagi ed emergenza dall'epicentro della crisi in Lombardia e Veneto

di Redazione

MILANO - Racconti che mostrano come le persone affrontano l'emergenza e che vanno al di là del racconto cronachistico delle disposizioni e delle restrizioni delle aree soggette al contagio. Sono piccole storie che una volta sarebbero state affidate al Caro Diario ma che oggi sono pubbliche, accessibili a tutti grazie ai social.

Dai resoconti in stile “confessionale del Grande Fratello” sulla nave da crociera Diamond Princess si è passati ai racconti “di emergenza” dei paesini delle campagne di Lombardia e Veneto.

C’è chi come Giusi, ragazza di 17 anni di Codogno, ha raccontato il giorno del suo compleanno passato in casa aspettando, temendo il peggio, sperando davvero in un mondo migliore senza Covid-19. È divenuta, chissà se suo malgrado, una piccola stella del web e della tv per i suoi messaggi postati dalla quarantena e condivisi fino ad arrivare al programma televisivo Propaganda Live. «Un pessimo compleanno… avevo prenotato un ristorante per una cena tra compagni di classe che ho dovuto annullare»; «Non voglio nessun regalo, solo che tutto questo finisca e tutto torni come prima»; «Fa tanto male svegliarsi e dover realizzare quello che sta succedendo qui» sono alcuni dei suoi tweet diventati virali.

Poi c’è chi si è visto annullare il matrimonio previsto per l'indomani. Dev'essere stata enorme la delusione di Angela e del futuro marito quando il Comune di Codogno li ha chiamati per
annullare le nozze civili, a causa della chiusura degli uffici pubblici. E sono dovuti ricorrere a ogni mezzo, telefono, social e quant’altro, per impedire l’arrivo in paese dei parenti. «Abbiamo subito bloccato i parenti in arrivo da tutta Italia, ma i miei genitori erano già qui. Mio padre ha bisogno di medicine, ma è tutto chiuso – la loro testimonianza - come è possibile non aver paura? Siamo terrorizzati da questo scenario che sembra peggiorare minuto per minuto».

A Vò Euganeo, dove c'è stato il primo morto in Veneto, gli abitanti sono divisi tra paura del virus e di un tracollo economico. «Trovo assurdo bloccare e isolare una popolazione intera di 3¦500 persone per 15 giorni» ha scritto qualcuno su Facebook, mentre altri incalzano: «Mi chiedo chi ripagherà chi non può lavorare, chi deve tenere chiusa l’attività», e ancora: «Se non si incassa, come si paga? Qualcuno ci ha pensato?». «Pensate ai soldi invece che alla vita delle persone!» è la dura critica, oppure «Ma bisogna continuamente pensare agli schei (soldi in dialetto, ndr) anche con il rischio di un’epidemia?».

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