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CINA
22.01.20 - 07:000
Aggiornamento : 08:41

L'Oriente con la mascherina torna a spaventare il mondo

Il coronavirus comparso a Wuhan, in Cina, risveglia la paura di un contagio globale. Era già successo con la Sars nel 2003, poi con la Mers, l'aviaria...

di Redazione

WUHAN - Nove morti finora accertati e una paura contagio che si è presto trasformata in psicosi. Pure quella contagiosa. Arriva nuovamente dall’Oriente, e dai paesi asiatici in particolare, la nuova malattia che ha messo in allarme l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Il nome scientifico del virus è 2019-nCoV. Una sigla che da quando si è verificato il primo focolaio di contagio a Wuhan, in Cina, ha fatto riecheggiare in tutto l’Oriente fino al mondo Occidentale i ricordi della Sars, del Mers, dell’influenza aviaria e suina. Le pandemie del nuovo millennio, ravvicinate negli anni e nei paesi d’origine.

La Sars fece 800 vittime - La Sars (Sindrome acuta respiratoria grave) risale al 2002/2003, una forma atipica di polmonite che apparve per la prima volta, sempre in Cina e infettò più di tremila persone nel mondo, uccidendone circa 800. La scoperta della Sars si deve a un medico italiano, Carlo Urbani, che fu una delle 775 vittime dell'infezione epidemica. L'epidemia di Sars iniziò nella provincia cinese di Guangdong, nel novembre 2002. Un paziente che, ricoverato nell’ospedale locale, morì a causa delle complicazioni date dalla malattia. Le cause del decesso e poi i rischi del contagio furono prima sottostimati e poi insabbiati dalla politica di Pechino. Quando poi l’epidemia cominciò a diffondersi, in molti paesi scattò l’allarme e furono messe in atto una serie di misure di precauzione per evitare la diffusione della malattia. La stessa Oms rivide in senso più restrittivo le indicazioni sui viaggi, suggerendo di evitare quelli diretti a Hong Kong se non indispensabili. La Sars, in pochi mesi, si diffuse in circa 30 paesi, per la maggior parte asiatici (Hong Kong, Singapore, Taiwan, Vietnam), ma anche, seppur con pochissimi casi, in Canada, Stati Uniti e in Europa.

La Mers e scoperta dell'Irb - La storia recente delle epidemie narra di altri casi, più o meno simili, più o meno contagiosi, alla base di psicosi mondiali sul rischio epidemie. Sempre un coronavirus che dal 2012/2013 causò l’epidemia di un’altra malattia simile alla Sars, chiamata Mers, Sindrome respiratoria medio-orientale. Identificata per la prima volta nel 2012, in Arabia Saudita, questa malattia con un tasso di mortalità molto maggiore rispetto alla Sars, circa il 30% contro il 10/15%, ha avuto un’espansione molto più contenuta. Secondo i rapporti, dal 2012, la sindrome respiratoria mediorientale ha colpito 1.300 persone nel mondo causando circa 500 decessi. Alcuni casi furono segnalati anche in Inghilterra, Germania, Francia e Italia. Proprio in Svizzera invece, presso l’Istituto di ricerca in biomedicina di Bellinzona, nell’estate 2016 il gruppo di ricerca dell'immunologo italiano Antonio Lanzavecchia ha isolato un anticorpo umano in grado di bloccare il virus responsabile della Mers.

Febbre suina e aviaria - Nel mezzo, tra il 2009 e il 2010 ci fu una pandemia influenzale chiamata anche influenza A/H1N1 o febbre suina, causata da una variante fino ad allora sconosciuta del virus H1N1, che ha causato centinaia di morti e decine di migliaia di contagi nel mondo, concentrati per la maggior parte nel continente americano. Periodicamente, dal ’97 ad oggi, e sotto diversi ceppi, si presenta invece l’influenza aviaria che colpisce i volatili e solo in alcuni rare occasioni diventa trasmissibile sull’uomo, l'esempio più noto è il virus dell'influenza aviaria H5N1, in circolazione nel pollame in alcune regioni dell'Asia e dell'Africa. Dal primo caso umano ha ucciso quasi il 60% delle persone infettate.

Il business farmaceutico: prevenzione o spreco?
Virus, influenza, contagio, psicosi pandemia e infine business. Sono diverse facce della stessa medaglia. Spicca il caso del Tamiflu, un farmaco «inefficace», secondo uno studio pubblicato dal British Medical Journal. Ma venne spacciato per miracoloso ai tempi dell’aviaria nel 2006 e tre anni dopo la “suina”. Per i governi di mezzo mondo si è rivelato anche uno spreco colossale – solo nel 2009 sono state comprate confezioni per 2,84 miliardi di franchi – ,  per la Roche che lo produce è stato un filone d'oro.

Non è la sola. Altri allarmi in passato hanno fatto volare i bilanci di Novartis, della britannica GlaxoSmithKline, della francese Sanofi Aventis e della la statunitense Baxter. La febbre suina, o influenza A, o virus H1N1 che dir si voglia, fu per le case farmaceutiche un affare da 10 miliardi di frachi. Perché studiano il vaccino o producono l’antivirale che ne ferma l’avanzata. Per non parlare di tutta quella profilassi fatta tramite integratori, mascherine e quant’altro che generano un indotto non da meno.

 

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