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L'ospedale di Pechino dove sono stati ricoverati i due casi di peste polmonare di inizio novembre.
CINA
28.11.19 - 06:000

No, la peste non è una cosa del passato

Lo confermano i tre casi cinesi di questo novembre che riaccendono i riflettori su un morbo che ogni anno contagia circa 1'000 persone

PECHINO - La peste, parola che fa paura nascosta fra le pieghe dei libri di storia e nei romanzi. Il morbo, la morte nera, la piaga: tanti i nomi solo uno il macabro esito. Pensare che sia tutta roba del passato, però, è sbagliato.

Lo conferma un caso recente in Cina, più precisamente in Mongolia settentrionale, di un cacciatore che ha mostrato i sintomi della peste bubbonica. L'uomo, riporta sabato l'agenzia cinese Xinhua, è stato messo in quarantena assieme da altre 28 persone.

Stando alle ricostruzioni fornite dalle autorità, il contagiato avrebbe contratto la malattia dopo aver mangiato una sua preda, un coniglio selvatico. Si tratta del quinto caso di peste registrato in Cina dall'inizio dell'anno.

200 milioni

Le vittime (stimate, ovviamente) dalle tre grandi epidemie di peste che hanno interessato l'umanità negli ultimi 2'000 anni. La più celebre, la seconda, era nota come “morte nera” (si trattava della più grave peste polmonare) ha imperversato per l'Europa nel XIV secolo.

Gli ultimi, oltre a quello sopracitato, riguardavano due persone ricoverate all'inizio di novembre a Pechino. La coppia era affetta da peste polmonare. Stando alle autorità: «Non ci sono segni che il contagio si sia diffuso oltre a questi due casi».

Un fenomeno isolato? Parrebbe di sì, eppure nella stessa regione della Mongolia, a maggio 2019, una coppia di anziani marito e moglie erano deceduti vittime della peste bubbonica. A contagiarli, probabilmente, il fegato crudo di una marmotta – rimedio nella medicina popolare cinese – che i due avevano mangiato.

Sebbene non sia più un problema sanitario sconvolgente, a livello globale la peste è tutt'altro che debellata.

Come riporta l'Organizzazione mondiale della sanita è contratta ogni anno da 1'000 persone. Le nazioni al top della lista per i contagi sono la Repubblica democratica del Congo, il Madagascar e il Peru.

Nella lista dei paesi potenzialmente a rischio dell'Oms, un po' a sorpresa, ci sono anche gli Stati Uniti con una media di 7 casi all'anno.

Grave, ma curabile

A trasmettere all'uomo il batterio (yersinia pestis) sono solitamente le pulci e i piccoli mammiferi.

Per contrastarla, spiega l'Oms, bisogna somministrare degli antibiotici  che riducono sensibilmente il tasso di mortalità al 10% per quelli di bubbonica.

Diverso il discorso per la variante polmonare, per la quale la cura farmacologica deve iniziare entro le prime 24 ore per essere efficace. Il che, purtroppo, è spesso difficile.

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