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Il saluto militare fatto dai nazionali turchi.
TURCHIA
15.10.19 - 21:250

Nazionali turchi e saluto militare: quando la politica irrompe nello sport

I calciatori hanno scatenato un'ondata di polemiche, ma non tutti gli sportivi d'élite turchi stanno con Erdogan

ANKARA - Fa sempre più discutere il saluto militare dei giocatori della nazionale di calcio della Turchia.

La questione ormai è uscita dall'ambito sportivo ed è diventato un tema di scontro politico. Lunedì sera allo Stade de France di Parigi il gol turco contro la Francia è stato festeggiato dai calciatori proprio come contro l'Albania, con un gesto - poi ripetuto - che dimostra come la squadra sostenga l'offensiva scatenata nel nord della Siria dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

Sugli spalti c'era la ministra dello Sport Roxana Maranineanu, che non ha nascosto la sua rabbia: il saluto militare, ha twittato, è «contrario allo spirito sportivo» e ha rovinato il clima festoso che si respirava a Parigi, così diverso dai timori di incidenti della vigilia. Ora la Uefa dovrebbe comminare «una sanzione esemplare» alla Turchia, ha aggiunto.

In molti chiedono la revoca della prossima finale della Champions League, in programma il 30 maggio 2020 a Istanbul. Tra di essi c'è il ministro dello Sport italiano Vincenzo Spadafora, che a tal proposito ha scritto alla Uefa. Quest'ultima non è rimasta indifferente davanti al comportamento dei giocatori, e ha aperto un'inchiesta, nominando un commissario "etico e disciplinare". Le provocazioni politiche sono infatti vietate dal regolamento.

Il centrocampista Hakan Calhanoglu getta acqua sul fuoco: «La politica è un’altra cosa. Noi siamo giocatori, siamo qui per giocare. Siamo con la nostra nazione al 100%, anche nelle difficoltà». Lo sport turco, però, non è schierato al 100% con Erdogan. Due tra gli atleti più celebri del Paese sono infatti fieri oppositori delle politiche del presidente: uno è Hakan Şükür, ex bomber di quella stessa Nazionale oggi nell'occhio del ciclone. «La mia è una lotta per la libertà» ha più volte dichiarato. L'altro è Enes Kanter, giocatore di basket nella Nba che è stato minacciato di morte innumerevoli volte, si è visto revocare il passaporto e finire nei guai la sua intera famiglia. Non per questo ha deciso di fare marcia indietro: «La libertà non è gratuita».

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