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STATI UNITI
31.05.19 - 07:290

La scure di Trump sul Messico, dazi per combattere l'immigrazione

Le tariffe «saliranno gradualmente» fino a raggiungere il 25% in ottobre se il Messico non agirà per risolvere bloccare il flusso di immigrati illegali

NEW YORK - Il presidente statunitense Donald Trump si gioca l'arma dei dazi per fermare l'immigrazione illegale dal Messico e annuncia a sorpresa che a partire dal 10 giugno saranno imposte tariffe del 5% sul 'Made in Messico' importato negli Usa.

Le tariffe - avverte Trump - «saliranno gradualmente» fino a raggiungere il 25% in ottobre se il Messico non agirà per risolvere bloccare il flusso di immigrati illegali.

Dal 5% di giugno i dazi saliranno al 10% in luglio, al 15% in agosto, al 20% in settembre e al 25% in ottobre. «Resteranno permanentemente al 25% fino a che e a meno che il Messico non fermerà il flusso di immigrati» e aiuterà a risolvere la crisi al confine fra i due paesi, spiega Trump. L'annuncio arriva come una doccia fredda sul Messico: «Non sapevamo, non era atteso» dice il vice ministro messicano per il Nord America, Jesus Seade.

«Non vogliamo una guerra commerciale con gli Stati Uniti» aggiunge Seade, precisando che non ci saranno ritorsioni «fino a quando» la misura non sarà stata attentamente esaminata. L'annuncio del presidente americano ha come effetto immediato quello di far crollare il peso messicano, che arriva a perdere fino al 2,3%.

I «dazi sull'immigrazione» sono un tema completamente separato da quello commerciale, spiega il capo dello staffa ad interim della Casa Bianca, Mick Mulvaney, mettendo in evidenza che il Congresso era stato informato in precedenza. «Ci auguriamo di non arrivare al 25%» aggiunge. L'affondo di Trump rischia comunque di complicare il braccio di ferro avviato con il Congresso sull'accordo di libero scambio con il Canada e il Messico, il Nafta 2.0. La Casa Bianca ha forzato la mano e avviato la procedura per l'approvazione nonostante lo scetticismo dei deputati democratici.

L'amministrazione ha inviato infatti una lettera ai leader del Congresso, il cosiddetto Statement of Administrative Action che consente alla Casa Bianca di inviare al Congresso l'accordo commerciale entro 30 giorni. Trump punta all'approvazione dell'accordo entro l'estate ma il Congresso sta temporeggiando. E i dazi annunciati sull'immigrazione, tema già controverso e di scontro con i democratici, rischia di complicare la partita.

Intanto è fallito il tentativo dell'amministrazione di iniziare i lavori di costruzione del muro al confine con il Messico a El Paso, in Texas, e a Yuma, in Arizona. Il giudice federale Haywood Gilliam ha respinto la richiesta dell'amministrazione Trump di sospendere l'ordine che vieta alla Casa Bianca di trasferire fondi dal Dipartimento della Difesa per avviare la costruzione del muro nelle due aree identificate. Gilliam la scorsa settimana ha emesso un'ingiunzione preliminare per bloccare il trasferimento dei fondi da usare per i lavori.

Chiesto un incontro - Intanto il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador ha chiesto a Trump un incontro a Washington fra il ministro degli Esteri messicano e funzionari dell'amministrazione.

L'incontro dovrebbe servire per cercare una soluzione sui dazi. Lo afferma Lopez Obrador in una lettera indirizzata a Trump e postata su Twitter.

«I problemi sociali non si risolvono con tasse o misure coercitive», scrive Lopez Obrador, mettendo in evidenza di credere nella «politica» come mezzo per «evitare la guerra. Non credo nella legge del taglione, nel 'dente per dente, occhio per occhio. Credo in soluzioni pacifiche alla controversie». Poi ricorda a Trump come «gli essere umani non abbandonano le loro case" e la loro terra "per piacere ma per necessità».

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