Keystone (archivio)
NAMIBIA
25.05.19 - 16:500

La Namibia prosciugata: nella zona centrale del Paese non piove dal 2011

I corsi d'acqua sono praticamente spariti, gli agricoltori devono abbattere il bestiame perché non possono nutrirlo e i villaggi vengono gradualmente abbandonati

NAIROBI - Il riscaldamento globale sta facendo morire di sete la Namibia, paese dell'Africa sudoccidentale, attraversato dal deserto del Kalahari. Nella zona centrale non piove dal 2011, i corsi d'acqua sono spariti, gli agricoltori devono abbattere il bestiame perché non possono nutrirlo, i villaggi vengono abbandonati.

E come se non bastasse, il caldo fa moltiplicare topi e serpenti velenosi. Lo racconta all'agenzia di stampa ANSA Sergio Borroni, uno dei più noti cicloviaggiatori italiani, appena tornato da un viaggio in bici di 1200 chilometri nel paese africano, dalla capitale Windhoek, a nord, al canyon di River Fish, a sud.

«Ovunque mi fermavo, la gente si lamentava della siccità - racconta Borroni, milanese, 64 anni, dentista in pensione, oltre cento paesi esplorati pedalando -. Nella parte centrale, la più arida, fino a qualche anno fa cadevano almeno 30 millimetri di pioggia all'anno, e per l'agricoltura locale erano sufficienti. Ma dal 2011 non piove più. L'unica acqua viene dai pozzi artesiani, pompata dalle pale eoliche. Ma è sempre meno».

Borroni racconta di «mucche e capre che pascolano nella sabbia, che cercano qualche filo d'erba secco fra le pietre. Gli animali sono scheletrici. Gli allevatori mi raccontavano che portavano via le bestie perché non c'era più foraggio. Quelle più malandate venivano macellate sul posto o abbandonate nel deserto a morire».

Sulla strada «ci sono i cartelli che indicano i fiumi, ma sono solo strisce di sabbia. La gente scappa via, le fattorie sono abbandonate. In qualche caso, invece dei villaggi segnati sulle carte, trovavo case vuote».

Gli unici a prosperare in questa desolazione sono topi e serpenti velenosi: «Gli agricoltori mi raccontavano che col caldo si sono moltiplicati i topi, e questi hanno attirato i cobra sputatori, velenosissimi. Ora se li ritrovano nei giardini delle fattorie».

Ma la beffa finale è che la Namibia soffre per gli effetti di un riscaldamento globale che non contribuisce affatto a provocare. «Il Paese ha due milioni e mezzo di abitanti, su una superficie grande tre volte l'Italia - spiega Borroni -. E' il secondo Paese meno popolato al mondo, dopo la Mongolia. Le auto sono pochissime, l'inquinamento praticamente assente. L'aria secca del deserto è una delle più limpide e pulite al mondo. Eppure, questo paese povero subisce gli effetti dei gas serra prodotti dai Paesi ricchi».

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