Keystone - foto d'archivio
ITALIA
21.03.19 - 21:090

Morte di Imane Fadil, nessuna sostanza radioattiva

A far cadere l'ipotesi nata dalle analisi sulle urine della ragazza, sono stati gli esperti dell'Arpa di Milano e dell'istituto di Fisica dell'Università Statale

MILANO - Il sospetto che Imane Fadil, una delle testimoni chiave del processo Ruby, sia stata "uccisa" da sostanze radioattive è stato cancellato. Infatti dagli esiti dei primi esami effettuati sui campioni di tessuti prelevati da fegato e reni della modella marocchina, morta in circostanze misteriose lo scorso primo marzo all'Humanitas, non ci sono evidenze di radioattività.

Anche se l'ultima parola spetta al Centro ricerche Casaccia dell'Enea vicino a Roma, a far cadere l'ipotesi nata dalle analisi sulle urine della ragazza, sono stati gli esperti dell'Arpa di Milano e dell'istituto di Fisica dell'Università Statale, nominati dalla Procura di Milano, che indaga per omicidio volontario, per sciogliere il nodo fondamentale per capire come poi procedere con l'autopsia vera e propria. Autopsia attesa per i prossimi giorni, forse già sabato e che dovrà accertare se invece la morte della giovane sia stata causata da un avvelenamento da metalli.

Ieri, infatti, nel primo pomeriggio, all'Istituto di Medicina Legale, un pool di consulenti nominati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Antonia Pavan e Luca Gaglio e guidati da Cristina Cattaneo, una delle anatomopatologhe più quotate in Italia, ha effettuato i prelievi sui due organi, una sorta di biopsia, dopo aver seguito, dietro le direttive dei Vigili del Fuoco, un protocollo ben preciso che ha imposto tute di protezione e altre attrezzature proprio per evitare qualsiasi rischio di eventuali contaminazioni.

Rischio ora escluso e che consentirà, dunque, di eseguire in condizioni di 'normalità' l'esame autoptico dove, a questo punto, dovrebbero diventare essenziali per far luce sul caso gli esiti delle analisi tossicologiche. Si cercherà di accertare se i metalli, tra cui il cadmio, il cobalto e l'antimonio, rintracciati in percentuali di parecchio al di sopra della norma nelle urine e nel sangue di Imane Fadil, siano stati letali.

Si tenterà, in particolare, di stabilire, non solo in che modo sono stati accumulati nel suo organismo e da quale 'fonte', ma anche quale fosse il loro valore 'originario', se così si può dire, cioè precedente alle molte trasfusioni a cui era stata sottoposta in ospedale la modella che già un paio di settimane prima di morire aveva rivelato a medici, amici e avvocato, di temere di essere stata «avvelenata».

Dunque i pm andranno avanti per questa strada senza escludere, però, anche quella della malattia rara, autoimmune, che i medici non sarebbero riusciti a diagnosticare e che nel giro di poco tempo avrebbe aggredito midollo e causato il progressivo decadimento degli organi della 34enne.

Alla notizia dell'assenza di sostanze radioattive anche il legale della modella e dei suoi parenti, l'avvocato Paolo Sevesi, è apparso più sollevato. E al termine di un colloquio con i pm ha commentato: «E' meglio per tutti, per Imane e per la sua famiglia. Alla fine vuol dire che in giro c'è un cattivo in meno».

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