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STATI UNITI
03.03.19 - 19:060

Via il nome di John Wayne da un aeroporto per via di un'intervista razzista?

La chiacchierata dell'attore con Playboy nel 1971 lo ritrae come un suprematista e omofobo. Per questo c'è chi chiede che la struttura di Santa Ana venga ribattezzata

WASHINGTON D.C. - Che John Wayne fosse un convinto conservatore anticomunista era noto. Meno che credesse nella supremazia bianca e che disprezzasse, oltre ai neri, i gay e i nativi americani.

Lo rivela una sua vecchia intervista a Playboy, nel maggio del 1971, riaffiorata ora sull'onda della rimozione dei simboli e monumenti legati al razzismo, come le statue confederate.

Il Los Angeles Times l'ha cavalcata per chiedere di togliere il nome del celebre attore dell'aeroporto di Santa Ana, nella Orange County, California, dove l'attore viveva.


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In un'intervista a Playboy negli anni '70, John Wayne, affermava di credere «nella supremazia bianca finché i neri non saranno educati ad un livello di responsabilità ed esperienza»

«Questo non significa necessariamente che è impossibile o immorale godersi un western o un film di guerra con John Wayne, è una scelta personale. Ma certamente mina ogni giustificazione perché il suo nome e la sua immagine adorni una infrastruttura pubblica», scrive il quotidiano, ricordando che anche la Orange County non è piu' l'ultimo bastione repubblicano nella democratica California dopo le ultime elezioni di Midterm.

«Oggi la Orange county è una comunità economicamente ed etnicamente così diversa che è difficile chiedere ad ogni membro di imbarcarsi in un aeroporto intitolato ad un razzista e omofobo franco».


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Pesanti i giudizi espressi anche nei confronti degli omosessuali. Per questo il Los Angeles Times propone di cambiare il nome dell'aeroporto di Santa Ana.

Nell'intervista John Wayne, l'icona del macho americano del secolo scorso, protagonista di oltre 150 film, oltre la meta' dei quali western, afferma di credere «nella supremazia bianca finché i neri non saranno educati ad un livello di responsabilità ed esperienza».

Nella stessa intervista criticò i film «pervertiti» come 'Easy Rider' e 'Midnight Cowboy' (Un uomo da marciapiede). Nessuna solidarietà, infine, verso i nativi americani, espropriati delle loro terre e vittime di un vero e proprio genocidio: «Fu solo una questione di sopravvivenza. C'era un grande numero di persone che aveva bisogno di nuove terre e gli indiani furono egoisti nel tentare di tenerle per se stessi», disse.


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La famiglia però si difende: «scorretto giudicare qualcuno sulla base di qualcosa che disse 50 anni fa quando non può più rispondere»

«E' scorretto giudicare qualcuno sulla base di qualcosa che disse circa 50 anni fa quando non è più qui a rispondere», ha replicato la famiglia dell'attore. Ma, osserva il Los Angeles Times, l'intervista risale al 1971, quando Wayne aveva 64 anni, la rivoluzione dei diritti civili durava da tempo e Martin Luther King Jr. era stato assassinato tre anni prima.

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