EMIRATI ARABI
03.02.19 - 22:120

Papa Francesco parla dello Yemen prima di partire per gli Emirati Arabi

«Mi reco in quel Paese come fratello, per scrivere insieme una pagina di dialogo e percorrere insieme sentieri di pace»

ABU DHABI - Papa Francesco arriva negli Emirati Arabi con nel cuore il 'nodo' della guerra nello Yemen. E già prima di partire entra subito 'in medias res'.

«Con grande preoccupazione seguo la crisi umanitaria nello Yemen», dice all'Angelus in Piazza San Pietro, subito prima di dirigersi a Fiumicino per imbarcarsi sul volo per Abu Dhabi. «La popolazione è stremata dal lungo conflitto e moltissimi bambini soffrono la fame, ma non si riesce ad accedere ai depositi di alimenti». «Fratelli e sorelle - prosegue con tono accorato -, il grido di questi bambini e dei loro genitori sale al cospetto di Dio».

«Faccio appello alle parti interessate e alla Comunità internazionale - afferma ancora il Papa - per favorire con urgenza l'osservanza degli accordi raggiunti, assicurare la distribuzione del cibo e lavorare per il bene della popolazione». «Invito tutti a pregare per i nostri fratelli in Yemen», dice quindi ai fedeli, recitando insieme a loro un'Ave Maria. «Preghiamo forte - aggiunge -, perché sono dei bambini che hanno fame, che non hanno medicine e sono in pericolo di morte. Portiamo a casa con noi questo pensiero».

Particolarmente significativo il riferimento alle «parti interessate», perché tra queste ci sono proprio gli Emirati Arabi Uniti, che fanno parte della coalizione con l'Arabia Saudita in guerra in Yemen contro la ribellione sciita. Il tema entra pertanto a grandi passi nel cuore della visita.

In piazza, e con lui affacciati alla finestra, ci sono i ragazzi dell'Azione Cattolica per la tradizionale "Carovana della Pace", iniziativa che assume un significato particolare proprio all'inizio del viaggio di Francesco negli Emirati, del messaggio che lancerà, nella Conferenza sulla "Fraternità umana", per l'unità delle religioni contro ogni fondamentalismo e in favore della distensione globale, così come per la vicinanza alla nutrita comunità cattolica locale, fatta di lavoratori immigrati dall'Asia. «Vi auguro di essere gioiosi testimoni di pace e di fraternità», dice il Papa ai ragazzi Acr, chiedendo poi ai fedeli di pregare per il suo viaggio «breve ma importante» che inizierà di lì a un'ora.

Di questo suo 27/o viaggio apostolico, primo Papa nella Penisola araba, culla dell'Islam - accolto questa sera all'arrivo ad Abu Dhabi dal principe ereditario, sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb -, Francesco parla anche in un tweet: «Mi reco in quel Paese come fratello, per scrivere insieme una pagina di dialogo e percorrere insieme sentieri di pace».

Prima di partire dal Vaticano, Francesco incontra a Casa Santa Marta un gruppo di una decina di rifugiati di diversi Paesi mediorientali, cristiani e musulmani, accolti dall'Elemosineria apostolica e dalla Comunità di Sant'Egidio.

Poi a Fiumicino, prima dell'imbarco, visita la struttura adibita all'assistenza di persone senza fissa dimora, promossa dagli Aeroporti di Roma per garantire sostegno ai clochard che stazionano e riparano nello scalo aereo.

Durante il volo, salutando i giornalisti, dice: «questa mattina ho avuto notizia che pioveva ad Abu Dhabi: questo, in quel posto, lo si pensa come un segno di benedizione. Speriamo che vada tutto così». Poi regala ai cronisti un'icona realizzata dal Monastero di Bose che ritrae il monaco anziano portato in spalla dal giovane. «È sul tema del dialogo tra vecchi e giovani - spiega -: ho tanto a cuore questo, è un tema del nostro tempo». Uno dei reporter al seguito, infine, il fotografo dell'agenzia di stampa italiana ANSA Luca Zennaro, gli consegna una bandiera di Genova, una lettera del sindaco Marco Bucci e la maglietta con il Ponte Morandi, usata dai giocatori di calcio per la raccolta di fondi per le vittime della sciagura e gli sfollati. Il Papa si mostra colpito dalla tragica sorte patita da una città che ha visitato e conosce: «Lo so, lo so, ho seguito la cosa».

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