Keystone
STATI UNITI
21.01.19 - 12:160

Il giovane del video con il nativo americano respinge le accuse

Nick Sandmann afferma che le cose non sono andate come mostrano le immagini, che hanno portato «alla diffusione di menzogne su di me e sulla mia famiglia»

WASHINGTON - Nick Sandmann non ci sta a passare da razzista. Il giovane di una scuola maschile cattolica di Covington, nel nord del Kentucky, è uno dei protagonisti del video più discusso d'America in questi giorni: il ragazzo, che indossa il berretto dei sostenitori di Donald Trump, sorride in faccia a un anziano nativo americano che canta una canzone di protesta.

Nelle immagini diffuse dagli organizzatori della protesta che ha avuto luogo venerdì a Washington, sembra che Sandmann e i suoi compagni vadano a provocare i manifestanti e soprattutto l'anziano attivista, Nathan Phillips. L'uomo ha dichiarato di aver sentito il gruppo - che era nella capitale per una marcia anti-aborto - cantare "Build the wall" (costruisci il muro) durante la loro presenza.

Dopo che l'istituto ha promesso di investigare sull'episodio e la diocesi di riferimento ha porto le sue scuse a Phillips, Sandmann e i suoi genitori hanno rilasciato una dichiarazione, ampiamente ripresa dai media anglofoni, nella quale afferma che il video non lo rappresenta correttamente e che ha portato «alla diffusione di menzogne su di me e sulla mia famiglia». Il giovane dice che lui e i compagni di classe stavano aspettando l'autobus che li avrebbe riportati a casa quando quattro manifestanti afroamericani li avrebbero avvicinati, insultandoli. Con l'autorizzazione degli insegnanti avrebbero quindi replicato intonando canzoni scolastiche per «annegare i commenti d'odio».

È in questo contesto che sarebbe nato il confronto tra lui e Phillips. «Ha iniziato a suonare il tamburo e si è fatto largo tra la folla. Mi ha fissato negli occhi ed è arrivato a pochi centimetri dalla mia faccia. Ha suonato il tamburo per tutto il tempo che mi è stato davanti». Sandmann spiega - come si vede peratro nel video - di non aver mai interagito con Phillips: «Non ho parlato con lui. Non ho fatto nessun gesto con la mano né movimento aggressivo». Restando «fermo e calmo», ha aggiunto, la situazione si sarebbe potuta calmare.

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