Keystone
STATI UNITI
11.03.18 - 20:420
Aggiornamento 21:01

«Con Pyongyang sarà un successo. Vogliono la pace»

Il presidente americano Donald Trump è convinto della buona riuscita dei colloqui per la denuclearizzazione con la Corea del Nord: «Avremo un enorme successo»

WASHINGTON - «Chissà cosa accadrà? Potrei andarmene velocemente o potremmo sederci e fare il migliore accordo per il mondo». Il presidente americano Donald Trump solleva un dubbio sull'esito del futuro incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un, davanti alla folla che lo acclama in un comizio elettorale in Pennsylvania. Ma poi rassicura tutti: «Penso che vogliano la pace. Penso sia tempo» di parlare.

E vanta quello che ritiene un risultato senza precedenti, attaccando la stampa per averlo ridimensionato dopo lo stupore iniziale: l'impegno di Pyongyang a sospendere i test nucleari e missilistici per tutta la durata dei colloqui e a parlare di denuclearizzazione.

«Penso che i colloqui con la Corea del Nord andranno molto bene. Penso che avremo un enorme successo», aveva confidato ai cronisti prima del comizio in Pennsylvania. Il tycoon aveva già manifestato la sua fiducia e il suo ottimismo anche su Twitter: «La Corea del Nord non ha condotto un test missilistico dal 28 novembre 2017 e si è impegnata a non farne durante i nostri incontri. Credo che onoreranno questo impegno!», aveva cinguettato, sconfessando così la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, che poche ore prima sembrava aver subordinato l'incontro a non meglio precisate «azioni concrete» da parte del regime nordcoreano.

Oggi sono usciti allo scoperto anche il capo della Cia, Mike Pompeo, e il segretario al tesoro, Steve Mnuchin, per difendere la decisione di Trump di fronte alle riserve che covano dentro certi settori della Casa Bianca e nei media Usa, perplessi sulla celerità senza precedenti, e senza garanzie concrete, con cui il presidente ha accettato l'invito di Kim, senza consultarsi con i suoi consiglieri e collaboratori e indicando un periodo (entro maggio) ritenuto troppo stretto per poter preparare adeguatamente l'incontro.

«Non è per fare teatro. Trump vuole risolvere un problema», ha assicurato Pompeo a Fox News, ricordando che l'obiettivo è una «denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile». Sulla stessa lunghezza d'onda Mnuchin: «Il presidente sta usando la diplomazia ma senza rimuovere la campagna di massima pressione. Questa è la grande differenza. Le sanzioni restano. La posizione di difesa resta la stessa... Così il presidente si siederà ad un tavolo e vedrà se può arrivare ad un accordo».

Intanto prosegue l'attività diplomatica per preparare l'incontro. A breve il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong-Ho, farà una visita alla sua controparte Margot Wallstrom in Svezia, Paese che rappresenta gli interessi degli Usa in Corea del nord e che potrebbe ospitare il faccia a faccia. Gli altri candidati sono la Svizzera o la Corea del Sud del presidente Moon Jae-in, gran regista della tela diplomatica: rientrati dagli Stati Uniti, Chung Eui-yong, capo dell'Ufficio della sicurezza nazionale, e Suh Hoon, capo dei servizi d'intelligence di Seul, partiranno lunedì per ultimare il giro dei Paesi che fanno parte del negoziato a Sei sul nucleare nordcoreano per riferire gli ultimi sviluppi: Cina, Giappone e Russia.

La Casa Bianca: «Nessun altra condizione» - La Casa Bianca ha precisato oggi che non ci sono ulteriori condizioni per l'incontro fra Donald Trump e il leader nordcoerano, a parte gli impegni già presi da quest'ultimo. «È stato concordato questo possibile incontro, non ci sono condizioni aggiuntive da stipulare ma loro non possono fare test missilistici e test nucleari e non possono obiettare pubblicamente alle esercitazioni militari Usa-Corea del sud già pianificate», ha riferito Ray Shah, un portavoce della Casa Bianca.

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