Keystone
STATI UNITI
02.02.18 - 21:540

Russiagate, Trump: «Un sacco di persone dovrebbero vergognarsi»

Il presidente ha declassificato e autorizzato la diffusione di un controverso memo segreto che accusa il Bureau e il dipartimento di Giustizia

WASHINGTON - Sfidando le "gravi preoccupazioni" del ministero della Giustizia e dell'Fbi per la sicurezza nazionale, Donald Trump ha declassificato e autorizzato la diffusione, senza omissis, di un controverso memo segreto che accusa il Bureau e il dipartimento di Giustizia di irregolarità nelle richieste di intercettazione di Carter Page, un ex consigliere del team elettorale del tycoon, per suoi rapporti sospetti con i russi. "Prevale l'interesse pubblico", ha spiegato la Casa Bianca.

"E' una vergogna quello che sta succedendo in questo Paese, un sacco di persone dovrebbero vergognarsi", ha commentato indignato il presidente, che ora potrebbe essere tentato di silurare, se non il procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller, il numero due del ministero della Giustizia, Rod Rosenstein, che dopo l'autoricusazione di Jeff Sessions sovrintende alle indagini dello stesso Mueller.

La mossa apre uno scontro politico-istituzionale senza precedenti nell'amministrazione Trump, con un presidente che si mette contro il capo dell'Fbi da lui nominato e il suo ministro della Giustizia Jeff Sessions, che oggi ha pubblicamente difeso Rosenstein dalle critiche del tycoon. Uno scontro con riflessi esplosivi sul Congresso, dove i dem passano all'attacco frontale del presidente e allargano il solco con i repubblicani nel pieno dei difficili negoziati sull'immigrazione per evitare un nuovo shutdown.

Il memo, approvato solo dalla maggioranza repubblicana della commissione intelligence della Camera, sostiene che l'Fbi abusò dei suoi poteri usando, come "parte essenziale" delle sue richieste ad un tribunale speciale per intercettare Page, il dossier sulle relazioni pericolose fra Trump e i russi redatto dall'ex spia britannica Steele e pagato dai democratici. Dal documento emerge che Steele era una fonte dell'Fbi e che il Bureau interruppe il rapporto dopo che lui svelò senza autorizzazione ai media nel 2016 i suoi legami con gli agenti federali.

Nessuna richiesta dell'Fbi inoltre avrebbe reso noto il finanziamento dem. E il numero due dell'Fbi Andrew McCabe avrebbe messo agli atti che senza quel dossier non sarebbero state avanzate richieste di intercettazione. Quindi non ci sarebbe stato il Russiagate, che ora Trump e i repubblicani possono tentare di spacciare per un'inchiesta nata da un atto illegale e di parte, avvalorando la loro teoria cospirativa di un "deep state" manovrato dai democratici contro di lui. Teoria rafforzata da altri elementi, come il numero due dell'Fbi Andrew McCabe, la cui moglie corse per un seggio in Senato con cospicui fondi di un alleato dei Clinton, o gli agenti-amanti Peter Strzok e Lisa Page che lavoravano al Russiagate e si scambiavano sms anti-Trump.

I dem denunciano che il documento è inaccurato, così come l'Fbi. Ma ora è probabile che Trump sfrutti il memo, anche a livello di opinione pubblica, per remare contro il Russiagate o per arrivare a controllarlo sostituendo Rosenstein, prima del suo atteso interrogatorio da parte di Mueller. L'opposizione è sul piede di guerra. I vertici del partito hanno ammonito Trump a non usare come pretesto il memo per screditare l'inchiesta o per licenziare Rosenstein o lo stesso Mueller, minacciando altrimenti una crisi costituzionale. La leader alla Camera Nancy Pelosi ha attaccato il presidente su Twitter per aver "rinunciato alla sua responsabilità costituzionale come Commander-in-Chief autorizzando la diffusione senza omissis del memo classificato di Nunes. La sua decisione mina la nostra sicurezza nazionale ed è un regalo al suo amico Putin".

Ecco le omissioni del memo repubblicano - I media Usa evidenziano le omissioni del memo repubblicano che Trump ha declassificato autorizzandone la diffusione.

Carter Page, il consigliere del team elettorale di Trump intercettato dall'Fbi, era oggetto di sospetti del Bureau sin dal 2013, prima quindi del dossier dell'ex spia britannica Christopher Steele pagato dai dem.

L'inchiesta dell'Fbi su una possibile collusione tra Mosca e il comitato elettorale di Trump non e' scaturita dal dossier Steele ma era stata aperta nel luglio 2016, dopo che l'intelligence Usa aveva rilevato comunicazioni intense fra russi e l'entourage della campagna di Trump.

Non è raro utilizzare davanti ad un giudice informazioni di una fonte che può avere dei pregiudizi o dei secondi fini ma spetta al magistrato valutare poi che attendibilità dare a queste informazioni prima di accogliere una richiesta di intercettazione.

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