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AUSTRALIA
09.11.17 - 07:430
Aggiornamento : 09:48

Facebook e il revenge porn: «Speditevi le vostre foto nudi»

Il social sta testando un programma per impedire che ex arrabbiati possano postare immagini che avrebbero dovuto rimanere private

CANBERRA - Un ex arrabbiato può rendere la vita impossibile online. In possesso di foto molto private della persona con cui fino a poco tempo prima condivideva l’intimità, può caricarle sui social causando non poche grane. Per contrastare il fenomeno, conosciuto come “revenge porn”, Facebook sta testando uno strumento piuttosto particolare in collaborazione con le autorità australiane. A chi è tormentato da immagini di sé che mai avrebbero dovuto diventare pubbliche, chiede infatti di spedire quelle stesse immagini al social via Messenger.

O meglio: a sé stessi via Messenger. Sì perché il programma in questione prevede che l’utente - dopo aver preso contatto con la Commissaria australiana per la sicurezza informatica - si invii le foto che vuole vedere sparire per mezzo dell’app di messaggistica del social. A quel punto, il software crea un “hash” dell’immagine, una sorta di impronta digitale virtuale, che impedirà a chiunque tenti di farlo di caricare la stessa foto sul social.

«È come spedirsi una foto via email, ma in un modo più sicuro ed “end-to-end”, senza che passi dall’etere», assicura ad Abc News la “e-Safety Commissioner” australiana Julie Inman Grant. «Facebook non archivia l’immagine, ma un link», aggiunge. Secondo la responsabile governativa, una donna australiana su cinque di età compresa fra i 18 e i 45 anni è vittima di “revenge porn”. L’Australia, fa sapere la direttrice della sicurezza globale di Facebook, Antigone Davis, è uno dei quattro Paesi che al momento stanno testando questo software.

Il social promette che l’indesiderata immagine di nudo non riaffiorerà più sulle sue pagine. The Verge, un portale americano specializzato in tecnologia, esprime però dubbi a riguardo. Esistono esempi «ben documentati», sostiene, di tentativi riusciti di aggirare gli algoritmi alla base di questi programmi. Fino a martedì, Facebook non aveva risposto a queste obiezioni.

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