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Si è tenuta la commemoriazione ufficiale del 75esimo anniversario del D-Day.
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REGNO UNITO
05.06.19 - 12:580
Aggiornamento : 19:49

A Portsmouth si commemora il D-Day

Donald e Melania Trump hanno affiancato la regina Elisabetta, il principe Carlo, la premier Theresa May e vari reduci

LONDRA -I leader del mondo occidentale radunati attorno a una regina di 93 anni per rendere forse l'ultimo tributo, in piedi e con gli occhi lucidi, ai titani superstiti ormai ultranovantenni del D-Day.

Si è chiusa così la visita di Stato nel Regno Unito di Donald Trump, debordante presidente che ha suggellato in gloria una tre giorni da archiviare nella sua ottica sicuramente come un successo: segnato dal tappeto rosso che un governo britannico in piena transizione gli ha concesso aggrappandosi alla sua sponda per il dopo Brexit e ai fasti d'immagine dell'accoglienza in pompa magna del protocollo regale di casa Windsor.

Una visita che - dopo i ricevimenti di palazzo e gli incontri politici di Londra - ha trovato il coronamento nella tappa di Portsmouth, uno dei tre porti inglesi da cui il 5 giugno di 75 anni fa prese le mosse l'operazione dello sbarco in Normandia, il più imponente della II guerra mondiale e della storia. Una pagina epica la cui commemorazione, associata a quella in programma nelle prossime ore in terra di Francia, ha rappresentato la ragione ufficiale del tour di The Donald. E che ha portato oggi in riva alla Manica - accanto a Elisabetta II, all'erede al trono Carlo e a una Theresa May giunta al passo d'addio del mandato a Downing Street, a due giorni dalle dimissioni formali da leader Tory di venerdì 7 - i leader di 15 Paesi alleati che in quella impresa ai limiti del possibile furono coinvolti: da Trump, che ha recitato la preghiera a "Dio Onnipotente" di Franklin Delano Roosevelt, al presidente francese Emmanuel Macron e al premier canadese Justin Trudeau, chiamati come la May a leggere le struggenti ultime lettere di alcuni caduti. E la cancelliera Angela Merkel a rappresentare la Germania, in segno di tangibile riconciliazione.

Tutti emozionati di fronte ai reparti schierati, al volo dei vecchi Siptfire come della moderna pattuglia acrobatica delle Red Arrows, al racconto di attori e militari, ai filmati, agli inni, ai canti e alle musiche d'epoca andati in scena sul palco.

Ma soprattutto di fronte alla presenza degli immortali fra i veterani. Come il britannico Joe Jenkins, 99enne, protagonista finale di un breve intervento antiretorico sul racconto di quel 5 giugno di 75 anni orsono («ero terrorizzato, anche se non lo davamo a vedere») e sul ricordo ancora vivo dei «tanti compagni» perduti. O come l'americano Tom Rice, da San Diego, capace a 97 anni suonati di lanciarsi ancora una volta col paracadute, con altre 200 persone, negli stessi cieli del 1944.

I figli di una generazione che Elisabetta II, giganteggiando minuta vestita di rosa con Carlo e la May da un lato, Donald e Melania Trump dall'altro, ha tenuto a esaltare. «La generazione della guerra, la mia generazione, è resistente», ha sottolineato fiera in apertura di un discorso tanto conciso quanto evocativo e senza bisogno di poscritti, nel quale ha rimarcato come pochi immaginassero di poter arrivare a un evento del genere, a 75 anni di distanza, con la voce di decine di testimoni ancora in grado di farsi udire. Voci di reduci a cui suo padre, re Giorgio VI, chiese in quei giorni lontani «qualcosa più del coraggio e della perseveranza». E che risposero, «giovani soldati, marinai e aviatori, partendo in centinaia di migliaia da queste spiagge per la causa della libertà». Molti di loro - ha proseguito la sovrana - non sarebbero mai tornati, e l'eroismo, il sacrificio di chi perse la vita non verrà dimenticato". Una schiera a cui Elisabetta, rivolgendosi ai caduti come ai sopravvissuti carichi di anni e medaglie, ha ripetuto in fondo una semplice parola: "con umiltà e piacere, a nome del Paese intero e certamente del mondo libero», soltanto un «grazie».

KEYSTONE/AP (Andrew Matthews)
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