"37 seconds".
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LUGANO
12.10.19 - 06:010

Tra lavoro e infanzia rubata

Molto ricco il sabato del Film Festival Diritti Umani Lugano

LUGANO - Il sabato del Film Festival Diritti Umani Lugano è aperto da "37 seconds" (Cinema Corso, ore 11) un potente film che porta sul grande schermo la vita della protagonista Yuma, costretta sulla sedia a rotelle da una paralisi cerebrale. Con questa prima svizzera sono affrontati sul grande schermo il tema dei diritti delle persone portatrici di handicap e dell’ascolto che la società – superando pregiudizi e paure – può dare alle persone disabili. Il film è presentato in collaborazione con il Gruppo 20 novembre in occasione dei 30 anni della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Segue l’approfondimento Diritti oltre i limiti, a cui prendono parte Clarissa Torricelli, Avvocato, Associazione inclusione andicap Ticino, Reto Medici, Magistrato dei minorenni. L’incontro è moderato da Andrea Ostinelli, giornalista RSI. Dalle ore 10 verrà offerta la colazione.
 
Di risorse del pianeta e di impatti dell’uomo nella storia evolutiva della Terra si tratterà invece con la seconda proiezione, "Erde" (Cinema Corso, ore 14.15) del regista austriaco Nikolaus Geyrhalter. Il film, premiato allo Sheffield Film Festival e alla Berlinale (giuria ecumenica), riprendendo il lavoro nelle miniere, mette al centro del dibattito sui Diritti dell’Uomo l’urgenza di salvaguardare il nostro pianeta dallo sfruttamento, dalla ricerca del solo profitto e della ricchezza a discapito della salute e del benessere della popolazione. Al dibattito post proiezione, Terra ferita e sfruttata, intervengono Giulia Persico, attivista per i cambiamenti climatici, Benedetto Antonini, architetto e urbanista, con moderazione di Danilo De Biasio, direttore Festival dei Diritti Umani di Milano.
 
Non solo film ma anche cortometraggi quest’anno al FFDUL (Cinema Iride, ore 14.45). Nella forma più breve di queste proiezioni il Festival intende dare spazio alle diverse forme del linguaggio cinematografico: il pubblico avrà occasione di vedere per la prima volta due corti di Hassan Fazili (regista di Midnight Traveler, proiettato venerdì 11, Cinema Corso, ore 21), ossia “!”, la ripresa di un cimitero di martiri afgani, "Mr. Fazilis’s wife", sulla condizione di una prostituta nella società afgana, uno di Fatima Fazili, intitolato "Screaming Silence", brillantemente giocato sull’azione di una moglie che lucida le scarpe del marito, e uno, presentato in anteprima internazionale, di Abouzar Soltani, "FISH", cortometraggio dove un bambino rifugiato ‘dipinge’ il proprio futuro. È un film sui diritti dell’uomo e del bambino: Abouzar Soltani e suo figlio, entrambi iraniani, l’hanno realizzato in una situazione difficile, all’interno di un campo come rifugiati. Alla proiezione saranno presenti Hassan Fazili e Mortaza Shahed, direttore della fotografia.
 
Sarà poi il turno di "Dove bisogna stare" (Cinema Iride, ore 17) una prima svizzera. Questa pellicola italiana realizzata da Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli porta sul grande schermo le vite di quattro donne che decidono di aiutare chi arriva in Europa, in Italia, e trova più che speranza e accoglienza, odio ed esclusione. I due registi ci raccontano la migrazione non dalla parte di chi arriva ma quella di chi vuole ospitare, di chi, con pochi mezzi e senza alzare la voce, agisce nel suo piccolo e decide, in questo dibattito politico e istituzionale, «dove bisogna stare». Il regista Stefano Collizzoli sarà presente all’approfondimento Non voltare lo sguardo in dialogo con Roberto Antonini.
 
Sempre alle 17 verrà proiettato il film di François Ozon, tratto dalla storia vera del caso Preyant, uno dei più gravi casi di abusi avvenuto in Francia e ancora irrisolto. Si tratta di "Grâce à Dieu" (Cinema Corso, ore 17) un importante film di denuncia sulla pedofilia all’interno della Chiesa, vincitore dell’Orso d’argento a Berlino, un esempio di come unendo le forze sia possibile scardinare i meccanismi di negazione e omertà messi in atto dalla potente comunità ecclesiastica. Segue il dibattito Infanzia rubata, con Markus Krienke, professore della Facoltà di Teologia di Lugano, Myriam Caranzano, direttrice Fondazione ASPI e modera Bruno Balestra, avvocato e formatore, già procuratore.
 
Le note del blues e del Rock’n’roll accompagnano invece l’ultimo film di questa giornata. Si tratta di "On va tout péter" (Cinema Corso, ore 21), pellicola realizzata da Lech Kowalski. Una prima svizzera che mostra il lavoro di Kowalski nel documentare la lotta di alcuni operai contro la chiusura dell’ azienda automobilistica per cui lavorano. Da sempre impegnato nel raccontare chi rimane ai margini, anche con questa pellicola il regista si mostra capace di afferrare la telecamera e farsi largo tra le violazioni dei diritti e le ingiustizie sociali che abitano il nostro tempo. Dopo la proiezione, Kowalski sarà presente in sala per incontrare il pubblico, in dialogo con Alan Friedman per il dibattito intitolato Lavoro, conflitti, diritti. L’approfondimento è moderato da Peter Schiesser, giornalista e redattore capo di Azione.
 
Continueremo con la musica alle ore 23 allo Studio Foce, per il concerto Atse Tewodros Project, gruppo formato da quattro musicisti etiopi di tradizione, tre musicisti italiani e dalla scrittrice, performer ideatrice del progetto Gabriella Ghermandi, la voce del gruppo. Il concerto è presentato in collaborazione con il CAT (Associazione Comunità Africana in Ticino) e con la Divisione Eventi e Congressi della città di Lugano. L’entrata al concerto permette una riduzione di fr. 3.- sul costo di una proiezione al FFDUL.

Il Film Festival Diritti Umani Lugano è in prevendita su Biglietteria.ch.

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