LUGANO
02.04.15 - 14:070
Aggiornamento : 10.01.18 - 10:20

Entra nel vivo Lugano Festival

Il 10 aprile in scena il pianista e direttore ungherese András Schiff e la Chamber Orchestra of Europe

LUGANO - Dopo il Concerto Spirituale del Venerdì Santo, il 10 aprile entra nel vivo Lugano Festival, nella consueta sede del Palazzo dei Congressi, con il ritorno di alcuni ospiti straordinari, già applauditissimi nelle edizioni precedenti. Si tratta del pianista e direttore ungherese András Schiff e della Chamber Orchestra of Europe, impegnati in un programma che accosta l’ultima delle sinfonie mozartiane, la Jupiter, al Concerto per pianoforte n. 3 di Bartók e al Concerto BWV 1053 di Bach.

L’appuntamento, al via alle 20.30, con cui Lugano Festival apre la serie dei concerti primaverili al Palazzo dei Congressi ha un respiro più che mai europeo. Da ben quindici diverse nazioni del vecchio continente provengono infatti i professori della Chamber Orchestra of Europe, prime parti di altre importanti orchestre o solisti, che periodicamente lavorano insieme, collaborando con giganti come Harnoncourt, Rostropovič e, in questo caso, Sir András Schiff. Lo stesso Schiff, formatosi tra la nativa Ungheria e l’Inghilterra, è ammirato come uno dei più raffinati interpreti della grande musica mitteleuropea, da Bach a Schubert, da Beethoven a Bartók.

A questa internazionalità degli interpreti corrisponde il respiro autenticamente europeo del programma scelto, che accosta tre grandi quali Bach, Bartók e Mozart. Il pubblico di Lugano Festival potrà ammirare Sir András Schiff nella duplice veste di solista al pianoforte e di direttore, nel Concerto in mi maggiore BWV 1053 di Bach, concepito da principio, pare, per strumenti a fiato – in una versione che non ci è pervenuta – e poi trasformato in una pagina per tastiera e orchestra. Tra i Concerti per pianoforte di Bartók, sarà il Terzo ad essere presentato a Lugano: un lavoro tardo, che il compositore ungherese, minato dalla leucemia, non riuscì a terminare, tanto da richiedere, come altre sue pagine, l’intervento post mortem dell’amico Tibor Serly. Un lavoro in cui emergono le lacerazioni che abitavano l’animo di Bartók, stretto fra la nostalgia per la terra natale, l’Ungheria, abbandonata per l’infuriare della follia nazista, il disorientamento di una nuova vita negli States in cui, a differenza di altri grandi esuli, non fu mai veramente capito ed apprezzato, e l’angoscia per una malattia che non gli avrebbe dato scampo.

La seconda parte del programma vede Schiff sul podio per dirigere la Sinfonia in do maggiore n. 41 Jupiter, l’ultima firmata dal genio di Mozart. Anche se il titolo è un’aggiunta postuma non riferibile all’autore, appare ancora oggi alquanto azzeccato, per esprimere il carattere olimpico di questa pagina, possente e luminosa, piena di vita ma anche meravigliosamente in equilibrio dentro le auree proporzioni del Classicismo viennese. Una summa gioiosa e gloriosa della parabola musicale mozartiana, che fa da contraltare al Concerto di Bartók, sintesi dolente e drammatica delle inquietudini non solo del suo autore, ma di tutto il primo Novecento.

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