HOSTEL
24.03.06 - 09:280
Aggiornamento : 13.10.14 - 14:02

Due ragazzi americani in cerca di ragazze "disponibili" in Europa finiscono in un horror

LUGANO - Quentin Tarantino presenta Hostel, secondo film del regista e sceneggiatore Eli Roth dopo Cabin Fever del 2002. Più raccapricciante del lungometraggio di esordio, Hostel è un pot pourri di aspetti atroci della natura umana e del mondo in generale, ispirato a numerose storie incredibili- ma vere su traffici umani, crimini internazionali e turismo sessuale. Implacabilmente vivido e profondamente inquietante, il film sconvolgerà persino gli appassionati più fedeli del genere horror.

Hostel racconta la storia di due avventurosi ragazzi americani, compagni di college, Paxton e Josh, che zaino in spalla esplorano l’Europa, desiderosi di collezionare ricordi di viaggio, insieme al nuovo amico Oli, un islandese incontrato lungo la strada. Ma Paxton e Josh vengono infine attirati dal compagno di viaggio in quello che è descritto come un nirvana per americani avventurosi – un insolito ostello della gioventù di una sperduta città slovacca, popolato da donne dell’Est europeo tanto pericolose quanto incantevoli. I due amici arrivano e stringono facilmente amicizia con le bellezze esotiche Natalya e Svetlana. Fin troppo facilmente.

Distratti inizialmente dalle gioie del piacere, i due americani si trovano ben presto invischiati in una situazione sempre più minacciosa, che scopriranno – se riusciranno a uscirne vivi – tanto complessa e profonda quanto il più oscuro e disgustoso recesso della natura umana.

 

La parola alla critica


Il Foglio: "(...) Dopo un po’, la paura lascia il posto allo schifo, e lo schifo alla sghignazzata".
 
La Repubblica: "(...) dalla seconda parte di Hostel scivola dalla commedia di college alla "American Pie" nel puro splatter, con le vittime chiuse in una specie di castello degli orrori in attesa di essere macellate e ridotte a spezzatino. Non è il caso di fare del moralismo su un'operazione (chirurgica) del genere; tanto più se a sponsorizzarla è un tipo moralmente agnostico come Quentin Tarantino, in veste di produttore esecutivo, e se il film contiene un cammeo del maestro del cinema di paura orientale, Takashi Miike. Almeno, è chiaro di cosa si parla. E bisogna riconoscere che Eli Roth, militante dichiarato del trash, sa come creare un'atmosfera di paura, facendola crescere attraverso gli sguardi in "soggettiva" dei fornitori di carne da macello prima di abbandonarsi a un tripudio di trapani, seghe e ferramenta da tortura. Non ci si può neppure nascondere, però, l'inquietante nichilismo di questo new-horror sadico, dai colori lividi e malaticci, che riduce il corpo alla carne e la mente a frattaglie e interiora".
 
Il Giornale: "Che schifo, che nausea. Un horror che batte ogni record di stupidità, operazione che pareva davvero impossibile, ma anche di intollerabile sadismo. (...) qui si oltrepassa ogni limite della decenza. (...) Si salvi chi può. Anche da film come questo. Non entrate in quella sala. Boicottate questa robaccia. Spargete la voce.
 
La Stampa: "(...) Hostel ha l’aria antica delle torture immaginate dal marchese de Sade, coi suoi protagonisti ingenui e creduloni, le sue cattive ragazze seduttrici e assassine, i tormenti inferti con intelligenza e crudeltà, le promiscuità locali. Una indiretta ma suggestiva atmosfera nazista evoca le infamie del Novecento e del presente; la campagna in cui il Paese del Sangue è immerso accentuano lo stupore, insieme con l’estraneità del luogo e dei costumi locali; i medici in camice bianco alludono alla occulta violenza della chirurgia. Palesemente a basso costo, il film non è granché, ma il rapporto (o il non-rapporto) tra paesaggio rurale, protagonisti ragazzi e l’atrocità lo rende singolare".
 
Il corriere della sera: "Sadico-violento, gratuito film di pura macelleria che titilla i peggiori istinti (...). Eli Roth (...) non ha qualità visive né di scrittura. (...) Manca l’ironia cinefila di Scream , manca la personalità degli horror giapponesi, c’è solo voglia di èpater con un inizio ad Amsterdam da sexy thriller: ma lo script fa acqua e si nutre di banalità e moralismo, regalando al film un finale efferato ai bagni della stazione".
 

 

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