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18.08.19 - 19:350
Aggiornamento : 19.08.19 - 11:38

È arrivato il momento di Simba, Timon e Pumbaa: «Hakuna Matata»

Nelle sale il nuovo Re Leone. Il regista Jon Favreau: «È un film d'avventura per famiglie, ma ci sono momenti in cui le cose si fanno molto intense ed emozionanti»

NEW YORK - Il Re Leone e l'emozionante favola di Simba prende forma ancora al cinema 25 anni dopo quel primo film uscito il 15 giugno del '94, vincitore di due Oscar, con la musica trascinante di Elton John e Tim Rice e diventato ormai un classico Disney con cui sono cresciute generazioni di bambini.

Esce il 21 agosto il nuovo film, questa volta non animato ma live action, con protagonista il mondo della savana africana e «quel delicato equilibrio che fa coesistere tutto qui». È il secondo film per incassi dell'anno in America, dopo Avengers: Endgame e nel mondo, con un totale incassi (parziale al 18 agosto 2019) di 1 milione 351 mila dollari.

Le voci originali dell'atteso Re Leone sono Donald Glover (Simba), Seth Rogen (Pumbaa), Beyoncé (Nala), Chiwetel Ejiofor (Scar). Anche in italiano il doppiaggio è d'eccezione: Marco Mengoni è il giovane erede al trono della savana, Elisa (che già aveva lavorato per Dumbo di Tim Burton) è Nala, amica coraggiosa di Simba fin da cucciola. E ancora Luca Ward, Massimo Popolizio, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Toni Garrani.

La regia è di Jon Favreau, che ha firmato altri remake Disney a cominciare dal Libro della Giungla. E per dirigere la nuova avventura Disney ha unito le tecniche del cinema live action a immagini foto realistiche generate al computer, prendendo spunto oltre che dal film del 1994 anche dai documentari della BBC, dal musical di Broadway, da 23 anni in cartellone, e da un viaggio fatto da lui stesso in Africa.

La storia è nota: il cucciolo Simba prova una grande ammirazione per suo padre, Re Mufasa. Ma non tutti nel regno della savana celebrano l'arrivo del piccolo erede. Scar, il fratello di Mufasa e precedente erede al trono, ha dei piani molto diversi e la drammatica battaglia per la Rupe dei Re si conclude con l'esilio di Simba.

Con l'aiuto di una curiosa coppia di nuovi amici, Timon e Pumbaa, un suricato ed un facocero il cui motto è nella ormai nota frase africana Hakuna Matata, che significa "senza pensieri", Simba dovrà imparare a crescere e capire come riprendersi ciò che gli spetta di diritto. «Mentre gli altri cercano ciò che possono prendere, un vero re cerca ciò che può dare».

Il Re Leone è stato il primo classico dei film Disney frutto di una storia originale (ideata da Jeffrey Katzenberg, Roy E. Disney e Peter Schneider, cui si aggiunsero gli sceneggiatori Irene Mecchi e Jonathan Roberts) al cui cuore c'è un tema caro ad ogni narrativa: il romanzo di formazione, ossia come lasciare l'infanzia e affrontare le realtà del mondo.

È il tema di tanti altri film, come lo stesso Libro della Giungla, parente stretto del Re Leone). Tra i vari record del Re Leone del 1994, oltre al top del box office dell'anno, ci sono quelli di più grande film d'animazione degli ultimi 50 anni in termini di biglietti venduti e l'unico d'animazione la cui colonna sonora è stata certificata diamante. «Non abbiamo esitato a riprendere alcuni aspetti del vecchio materiale, ma è incredibile scoprire quanti cambiamenti e aggiornamenti invisibili si possano fare», ha dichiarato il regista.

«E questo è il trucco: non volevamo che il nostro approccio sovrastasse il film. Non volevamo superare il limite rendendo le cose troppo intense o perdendo di vista l'essenza del vecchio film. La comicità funziona in modo diverso. La musica funziona in modo diverso. In natura gli animali combattono in modo diverso. È un film d'avventura per famiglie ma ci sono momenti, come anche nel film originale e nello spettacolo teatrale, in cui le cose si fanno molto intense ed emozionanti. Bisogna tenere tutto in equilibrio: vogliamo comunicare gli stessi sentimenti e raccontare la stessa storia, ma senza sovraccaricare il pubblico. Volevamo replicare lo stesso equilibrio del film originale».

«Abbiamo lavorato - ha raccontato Elisa - sulla fierezza delle leonesse, sulla combattività di Nala, che con la sua forza cambia la storia. Ma non volevo essere Beyoncé, ho portato Elisa e la mia unicità». Mengoni, invece, ha spiegato di aver dovuto lavorare il doppio: «Il personaggio di Simba muta durante il film, da piccolo erede al trono si trova a essere fanciullo spensierato, e qui ho interpretato un po' me stesso eterno Peter Pan, ma poi deve prendere le redini della situazione e tornare a essere re. Abbiamo puntato sul prendersi responsabilità della propria vita».

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