“A Mother Brings Her Son To Be Shot”.
CANTONE
11.10.18 - 06:010
Aggiornamento 10:02

Dentro la cruda realtà dell'Irlanda del Nord

In proiezione nell’ambito della quinta edizione del Film Festival Diritti Umani Lugano, sabato 13 ottobre alle 14.15 al Cinema Iride, “A Mother Brings Her Son To Be Shot” di Sinéad O’Shea

LUGANO – La giornalista irlandese – autrice di film e reportage, tra le altre testate, per al-Jazeera English e Bbc – porta lo spettatore a Derry (Irlanda del Nord), città che nel gennaio 1972 fu teatro di quella che venne definita la “Domenica di sangue” (Bloody Sunday). A quelle stesse latitudini, una sera del 2012, Majella O’Donnell condusse Philly, suo figlio adolescente, a farsi sparare alle gambe.

«Venni a sapere di questa vicenda dalle cronache locali», spiega O’Shea nel corso di un’intervista telefonica. «Un episodio assurdo, che decisi di approfondire. Per cui, poche settimane dopo, mi recai a Derry, optando poi di seguire da vicino le dinamiche della famiglia e dell’intera comunità». Un lavoro che ha impegnato Sinéad O’Shea per cinque anni.


La giornalista irlandese Sinéad O'Shea.

Per quale motivo una madre è arrivata a una tale drastica “soluzione”? «Majella si trovò a un bivio: Philly spacciava droga per un’organizzazione della zona e i militanti locali dell’Ira (Irish Republican Army) gli dissero che se non l’avesse portato da loro a farsi sparare alle gambe, il ragazzo, di lì a poco, si sarebbe ritrovato su una sedia a rotelle». Perciò Majella prese la sua decisione, ad insaputa di Philly, scegliendo il male - almeno così sperava - minore. 


“A Mother Brings Her Son To Be Shot”.

Malgrado il conflitto nordirlandese (The Troubles) si sia concluso ufficialmente nel 1998, i rigurgiti di quella «guerra a bassa intensità» sono tuttora nell’aria – «l’Ira c’è ancora e controlla la comunità», precisa O’Shea -, portando gli abitanti di molte località a scontrarsi, senza accettare governo e polizia, né ciò che avviene sotto la giurisdizione del Regno Unito.

Numerosi, quindi, i quesiti che rimangono aperti, al cospetto di una situazione in realtà non ancora risolta, non ancora risanata.

Info: festivaldirittiumani.ch

 

 

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