LOCARNO
09.08.18 - 14:150

Come l’ultimo dei Mohicani

La carta stampata ha i giorni contati? Nell’era di Internet sempre meno persone sono disposte a pagare per un giornalismo di qualità, di cui però c’è un estremo bisogno

LOCARNO - L’immagine usata dal regista bernese Dieter Fahrer è eloquente: la carta di un vecchio giornale per raccogliere le bucce di patate o per spuntare i fagiolini. Un accenno alla sua
esperienza personale: secondo il realizzatore i suoi genitori sono una specie in via di estinzione dato che leggono ogni giorno un giornale e dopo la lettura, a volte lo usano anche per
raccogliere le bucce delle verdure.

Eppure sono ancora in molti a resistere, a fare capo al vecchio giornale che puoi tenere tra le mani, sfogliarlo, ritagliarlo. Oppure riprenderlo dopo averlo messo da parte, in un rituale collaudato, tipico – anche questo va detto – di generazioni più attempate. Il vecchio giornale porta in sé anche un’idea di condivisione (al bar il giornale passa di mano in mano) e una dimensione relazionale, che spesso la solitudine della fruizione di Internet non consente.

Fahrer utilizza dunque questa immagine dal sapore nostalgico come punto di partenza per aprire un grande dibattito politico: cosa succederà quando Internet avrà sostituito i media tradizionali, quando i social media diventeranno un punto centrale, quando le fake news pilotate correranno ancora più libere? A che cosa serve l’offerta d’informazioni multimediali, se non permette di guadagnare soldi? E se l’indipendenza dei media non sarà più garantita, quali saranno le ripercussioni sulla democrazia diretta?

Da quando esiste Internet, i mass media si sono radicalmente trasformati. Le redazioni sono costantemente sotto pressione: riduzione dei posti di lavoro e uniformazione dell’informazione sono solo due delle conseguenze più evidenti. I media possono ancora svolgere il loro ruolo di quarto potere nella democrazia in modo critico e indipendente? Nel film “Die Vierte Gewalt” (Il quarto potere), proposto a Locarno nella sezione Panorama Suisse, Dieter Fahrer accompagna lo spettatore in quattro media di lingua tedesca molto diversi: un quotidiano tradizionale (Der Bund), un programma radiofonico dell'emittente pubblica SRF (Echo der Zeit), un portale online finanziato dalla pubblicità (Watson) e un nuovo prodotto start-up (Republik) finanziato da abbonamenti e donazioni.

Il regista fa come loro: osserva, interroga, analizza, anche se stesso. Commenta infatti con una voce off ciò che si vede nel suo documentario e rivela il proprio grande malessere di fronte allo sconvolgimento del paesaggio mediatico. Intervenendo così in un dibattito politico di scottante attualità. In Svizzera gli esempi di testate in difficoltà sono lì da vedere, con conseguenze negative anche sul pluralismo dell’informazione. Secondo Dieter Fahrer non si può guardare al paesaggio mediatico con nostalgia; il passato è passato e l’informazione – volenti e nolenti – cambia velocemente. I media, secondo il regista, non sono peggiorati. Devono però interagire con un mondo più complesso e più connesso: «Stiamo vivendo una rivoluzione culturale attraverso la digitalizzazione e la globalizzazione che non possiamo ignorare».

Il film - che ci porta nelle aule del Parlamento svizzero e che ripercorre anche l’ultima campagna presidenziale americana - mostra che il bisogno d’informazione, di gerarchizzazione delle informazioni e di giornalismo esiste ancora: «Solo i cittadini ben informati prendono buone decisioni. So che può sembrare arrogante - ha dichiarato in un’intervista - ma mi chiedo quanto sia sovrano il Sovrano (il popolo, ndr). Abbiamo la capacità di prendere decisioni valide in questo mondo sempre più complesso?».

Il realizzatore bernese affronta anche l’annosa questione economica, che pesa come un macigno sulle scelte editoriali e dunque sui giornalisti e sulle giornaliste. Fare soldi con notizie e informazioni è diventato sempre più difficile, perché la gratuità si è in qualche modo imposta. E succede, per la verità, anche nel resto dell’economia e sul mercato di lavoro. Se vogliamo spendere poco per un vestito e una maglietta prodotta in India o in un altro paese, dobbiamo essere consapevoli che quell’abito è stato realizzato da un lavoratore sottopagato in condizioni proibitive. E dobbiamo anche essere consapevoli del ruolo della pubblicità e degli inserzionisti, perché la nostra attenzione è di fatto rivenduta agli inserzionisti.

«Se vogliamo un giornalismo di qualità – questo è il messaggio del film - dobbiamo essere pronti a pagare». Un giornalismo di qualità richiede tempo e denaro. La carta stampata, che per i suoi tempi di produzione e fruizione può privilegiare maggiormente la dimensione dell’approfondimento, non deve davvero fare la fine dell’ultimo dei Mohicani.

Potrebbe interessarti anche
Tags
media
giornale
giornalismo
fahrer
informazione
internet
giornalismo qualità
mohicani
dobbiamo essere
qualità
TOP NEWS Agenda
Copyright ©2018 - TicinOnline SA  WhatsApp |  Company Pages | Mobile Report