Tye Sheridan e Olivia Cooke.
CANTONE
28.03.18 - 06:010
Aggiornamento 10:08

Giocatore uno, sei pronto per entrare in Oasis?

A meno di due mesi dall’uscita di “The Post”, oggi sbarca nelle sale cinematografiche il nuovo film diretto da Steven Spielberg, “Ready Player One”

LUGANO – Attesissimo, forse più che dai cinefili, soprattutto da parte di chi dei game non può fare a meno. Già perché “Ready Player One” è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo del 2010 di Ernest Cline, divenuto oramai un testo cult per qualsiasi appassionato. Un romanzo da cui traboccano riferimenti e citazioni di un bagaglio culturale di oltre quattro decenni, già a partire dallo stesso titolo, che riprende la schermata iniziale dei game realizzati nella prima metà degli anni Ottanta.

Dove ci porta il libro, così come la pellicola di Spielberg? Nel futuro, più precisamente nel 2045, anno in cui l’inquinamento e la sovrappopolazione hanno dirottato il mondo nel caos che, oramai, ha preso il sopravvento.

Gli esseri umani trovano però un’ancora di salvezza, un rifugio, in Oasis, una realtà virtuale creata dall’eccentrico James Halliday (di cui veste i panni uno straordinario Mark Rylance). Alla morte di Halliday, l’intera fortuna del programmatore andrà in eredità a chi per primo scoverà un Easter Egg nascosto da qualche parte nei labirinti della sua creazione.

A prendere parte alla caccia al tesoro anche il diciottenne Wade (e/o Parzival, il suo avatar all’interno di Oasis) – interpretato da Tye Sheridan - a bordo della sua DeLorean (sì, quella di Marty McFly), Samantha - Art3mis – (Olivia Cooke) e un piccolo gruppo di amici virtuali.

I ragazzi si catapultano così all’interno di quel mondo parallelo, ritrovandosi al cospetto di intricati enigmi, sensazionali scoperte e, inevitabilmente, numerosi pericoli. A volere mettere le mani sull’Oasis anche Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn), il ceo, senza scrupoli, di una multinazionale, la Ioi, ossia l’Innovative Online Industries.

«L’idea che ci fossero mondi così vicini l’uno all’altro mi affascinava. La teoria dei mondi paralleli, devo dire, mi ha sempre rapito», ha raccontato Steven Spielberg, ospite qualche giorno fa nella redazione di Repubblica. «Il mondo virtuale è molto bello - ha proseguito - ma occorre anche prendersi una pausa, di tanto in tanto: e questo emerge dalla pellicola».

Il regista americano, in 140 minuti, porta inevitabilmente lo spettatore dentro un vortice di straordinari effetti speciali (tutti da gustare in 3d o 4dx). Così come, partendo dal libro, all'interno della nutrita flotta di omaggi agli anni Ottanta, affidando, non a caso, le musiche ad Alan Silvestri, per poi citare i game, la cinematografia (c'è addirittura “La bambola assassina”) e, ovviamente, le canzoni (da “Jump” dei Van Halen a “One Way Or Another” dei Blondie).

A livello di omaggi, Spielberg, con la scenografia di Zak Pen e dello stesso Cline, si è preso anche qualche libertà, ampliando, di conseguenza, il raggio d'azione. Forse chi ha trasformato il libro di Cline nella propria Bibbia non sarà del tutto entusiasta, ma la scelta del regista è assolutamente più che azzeccata: in particolare quando, d’un tratto, ci ritroviamo all’interno di una futuristica “Febbre del sabato sera” e, per almeno cinque minuti, dentro e fuori le mura dell'Overlook Hotel.

Un film tutto da vedere, seguendo, con tenacia, Wade all’interno di Oasis. Sei pronto, giocatore uno?

 

 

 


 

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