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12.02.18 - 06:010
Aggiornamento 11:11

Quell'incredibile storia d'amore fra una ragazza e un uomo-pesce

"La forma dell'acqua" di Gulliermo del Toro è una seducente fiaba moderna che capovolge tutte le regole, affascina e fa pensare. Quanti Oscar porterà a casa?

LUGANO - Non si può dire che Elisa Esposito abbia una vita particolarmente emozionante. Si alza al tramonto, si prepara la colazione, si concede qualche minuto per sé nella vasca da bagno, assembla il suo pranzo (che poi è una cena) saluta il vicino e poi esce. Due passi in centro e poi prende la corriera.  

Una vita tranquilla - Attacca al lavoro (più o meno) puntuale alle 24 e lavora tutta la notte e con la collega Zelda pulisce sterminati corridoi, tetri stanzoni e sozzi bagni di una struttura governativa super segreta. Poi, un giorno, in un laboratorio arriva un nuovo “ospite” (forse meglio dire prigioniero) e tutta la sua vita va con le gambe all’aria.

Non servono le parole - Con quella creatura-pesce, catturata da un colonnello senza scrupoli, Elisa - che è afona - riuscirà a stabilire, giorno dopo giorno, un legame particolare. Fatto di gesti, musica jazz e… uova sode. Fino a che, un giorno, costretta dagli eventi dovrà prendere una decisione drastica ma inevitabile.

Già un palmarès importante - Inutile star qui a tessere le lodi “La forma dell’acqua” - che già i suoi premi li ha raccolti fra Venezia, i Globes e quant’altro - vi basti sapere che ci ritroviamo un Guillermo del Toro in forma registica splendida, tipo“Il labirinto del fauno”. Anche il cast è in stato di grazia, su tutti la protagonista Sally Hawkins e Richard Jenkins (nei panni del tribolato dirimpettaio Giles).

Bellissimo da vedere (e da sentire) - Da incorniciare anche fotografia , scenografia che riprendono un’America anni ‘60 in piena guerra fredda e la tratteggia con colori, forme che la portano indietro nel tempo - a inizio secolo - e quasi fuori da esso. Il risultato è straniante e seducente al tempo stesso (e fa anche un po’ “Il meraviglioso mondo di Amélie”). Ah, plauso particolare anche alle musiche.

Diverso è bello - L’ opera del regista messicano è un sentito elogio della diversità - di specie, etnia, orientamento sessuale e abilità - e si diverte a capovolgere completamente la prospettiva del “film di paura” dell’era d’oro di Hollywood. Qui il mostro della laguna nera non è poi tanto diverso, anzi è più simile a noi di quello che viene ritenuto “normale”.

Ti accompagna fino a casa - Come “Il labirinto del fauno”, anche “La forma dell’acqua” seduce, meraviglia e ci accompagna a lungo anche dopo aver lasciato la sala. E, in un’era dominata del mordi e fuggi (multi)mediale, non è affatto cosa da poco.

“La forma dell’acqua” arriverà nelle sale ticinesi questo 14 febbraio.

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