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LUGANOTre atti unici, adattati ma sempre nel segno di "Nani e Giganti"

16.02.22 - 18:30
Sono nel nome di Harold Pinter le repliche previste per venerdì 18 e sabato 19 febbraio
FOCE
"Nani e Giganti" in scena venerdì e sabato al Teatro Foce di Lugano.
"Nani e Giganti" in scena venerdì e sabato al Teatro Foce di Lugano.
Tre atti unici, adattati ma sempre nel segno di "Nani e Giganti"
Sono nel nome di Harold Pinter le repliche previste per venerdì 18 e sabato 19 febbraio

LUGANO - Il Teatro Foce di Lugano ospiterà venerdì 18 e sabato 19 febbraio alle 20.30 "Nani e Giganti", un adattamento di tre atti unici del premio Nobel Harold Pinter curato e diretto da Filippo Prandi e con Daniel Sansalone, Emma Padoan, Nicoló Parodi, Rita Lonati e Valentina Barri.

“Il Bicchiere della Staffa” (“One for the Road”, 1984), “Il Linguaggio della Montagna” (“Mountain Language”, 1988) e “Party Time” (1991), tre atti unici scritti a distanza di pochi anni l’uno dall’altro dall’autore britannico Harold Pinter, maestro del teatro dell’assurdo inglese, dopo un viaggio in Turchia dove assistette agli atroci orrori della dittatura, dalle esplicite torture fino alle ipocrisie benpensanti. Succeduto all’irlandese Samuel Beckett e, come lo stesso Beckett, premiato con il Nobel per la Letteratura, Pinter ha caratterizzato il suo teatro e il suo pensiero poetico sulla base di un forte e intransigente credo politico, criticando e de costruendo l’assurdo dei più beceri sfruttamenti perpetuati dai “forti” ai danni dei “deboli”.

Tre atti di poche pagine, rapidi, taglienti e connessi da un filo rosso e sanguinolento che sembra collocarli in un unico universo. Un mondo in preda a una dittatura, fatto di “nani” che devono sottostare al potere senza pietà di altrettanti “giganti”, mostruosi esseri che si possono annidare dalle alte cariche di stato fino alle abitazioni della più intima borghesia. Tanto tragico il primo, tanto grottesco il secondo e tanto criptico il terzo, che sembra mettere la parola fine con uno strano nichilismo in grado, paradossalmente, di dare speranza. In questo spettacolo i tre atti di Pinter vivono in un unicum, per mezzo della voce di cinque attori ancorati a cinque spazi scenici. Cinque blocchi da cui vogliono disperatamente fuggire, cinque gabbie che vogliono aprire per poter vivere quella libertà sulla scena che, come ai personaggi dei testi, è negata. Un ufficio in cui avvengono interrogatori, un carcere e un appartamento. Tre ambientazioni che gli attori fanno immaginare agli spettatori, muniti di diversi costumi e interpretando diversi ruoli. A volte carnefici e a volte vittime.

Un adattamento libero, ma fedele, musicale e ironicamente tragico, cantato e declamato, che attraversa tematiche narrate da Pinter alla fine degli anni 80 del 1900, ma perfettamente riscontrabili nella moltitudine di soprusi, politici e non solo, vissuti ancora al giorno d’oggi.

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