LUGANO
28.04.15 - 06:320

“Non ho i superpoteri, ma rimarrete a bocca aperta”  

Arriva a Lugano il mentalista Francesco Tesei, e vi leggerà nella mente

LUGANO - Un po' psicologo e un po' illusionista, Francesco Tesei è stato definito come "il mentalista più importante d'Italia".

Ora, dopo la partecipazione a trasmissioni televisive come "Mistero", o “Il Senso della vita”, entrato a far parte del cast artistico di SKY con un progetto interamente dedicato alla sua figura e al mentalismo contemporaneo, arriva a Lugano (teatro Cittadella il 7 maggio) con lo spettacolo "Mind Juggler", i suoi trucchi misteriosi e i giochi della mente (Biglietteria). Scoprirà cosa è vero e cosa è falso, smaschererà bugie e verità, prevederà e condizionerà le scelte, “leggerà il pensiero”...

Quanta psicologia e quanto illusionismo c'è in quest'arte?
"Si mescolano, ma senza una ricetta standard. Diciamo che illusionismo, psicologia e tecniche di comunicazione subliminale sono gli elementi che utilizzo. Ogni volta vengono mescolati come fossero colori primari per ottenere le tinte che mi servono. Il tutto è offerto allo spettatore in una maniera spettacolare, teatrale. Lo scopo è chiaramente quello di emozionare, divertire, stupire il pubblico”.

Pubblico che in tutto ciò può scorgere la componente magica. Quella che genera, per l'appunto, lo stupore. Cosa è per te magia?
"È un mezzo fantastico per suscitare delle emozioni che avvicinano le persone. Quando facevo l'illusionista e lavoravo sulle navi da crociera mi piaceva, nei momenti di pausa tra uno spettacolo e un altro, fermare la gente e fare dei giochi con le carte. È incredibile come totali sconosciuti, grazie allo stupore, ritornino a una dimensione fanciullesca e abbandonino certi freni lasciandosi andare alla confidenza”.

Cosa, invece, per te non è magico?
"Sono lontanissimo dall’esoterico, dal paranormale. In passato il mentalismo strizzava l'occhio al mondo dei superpoteri. Credo, però, che l’artista abbia delle responsabilità quando sale sul palcoscenico. Non ho voglia di indirizzare lo spettatore verso sentieri che io per primo sento come luoghi nebbiosi. Io metto in primo piano la comunicazione, valorizzandola. Cerco di mostrare le potenzialità della mente umana, di veicolare le emozioni  per approfondire tematiche che conducano a un percorso di crescita personale”.

Non hai paura di sbagliare? Di “mancare il colpo” durante i tuoi spettacoli?
"Quando facevo l'illusionista temevo che, una volta scoperto il trucco, tutto lo show sarebbe crollato. Con il mentalismo mi sono accorto che, quando provo a indovinare una parola, anche se sbaglio, non è un problema. Non avere più paura mi ha permesso di togliere il freno a mano, di provare cose sempre più difficili, prendermi dei rischi, ma anche grandi soddisfazioni”.

Il punto più lontano dove sei riuscito a spingerti?
"Ho corso dei rischi anche fisici, nel senso che potevo morire. Penso a quando mi sono fatto incatenare dentro a un'automobile o mi sono lanciato da un aeroplano. In generale la cosa più bella che sia riuscito a fare credo che sia proprio questo spettacolo, Mind Juggler. Sono due ore e mezza serratissime con un'escalation emotiva, un ritmo, che io e il mio staff abbiamo affinato nel corso degli anni. Ciò che mi emoziona di più sono i commenti alla fine dello spettacolo”.

Quali?
“La cosa più singolare, visto che è uno spettacolo incentrato sulla comunicazione, è che la frase maggiormente ripetuta è "sono senza parole". Evidentemente questo show smuove qualcosa che ha bisogno di tempo per essere metabolizzato. E a me fa molto piacere. Insomma, credo di essere riuscito a far diventare il mentalismo, non dico pop, ma almeno mainstream.  Come? Lo spettatore capisce che quello che io faccio lo possono fare anche loro”.

Chi viene a vederti non teme di vedere svelati i propri segreti più reconditi grazie alle tue capacità?
"È vero che durante lo spettacolo il pubblico diventa il protagonista, ma il mio gioco non è mai quello di imbarazzarlo o metterlo in difficoltà. Il rispetto e il divertimento sono alla base di questo show”.

C'è un mentalista del passato al quale ti ispiri?
"Derren Brown, per me un modello d'eccellenza. È stato il primo a proporre il mentalismo in chiave psicologica. Sono tornato a studiare e lavorare  sul mentalismo perché ho scorto questa  possibilità. Se si fosse rimasti ai cucchiaini piegati con la mente, come faceva Uri Geller, probabilmente non mi sarei appassionato a questa cosa”.

Cosa può attendersi chi assisterà al tuo spettacolo?
"Sono oltre due ore in cui si giocherà a intuire le scelte degli spettatori, a condizionarle. Si giocherà anche a smascherare le bugie, e a riconoscere la verità. Un po' come fa il protagonista delle serie 'Lie to me'. Il tutto in un climax ascendente che porterà lo spettatore, spero, a rimanere a bocca aperta”.

Un'ultima domanda. Sto pensando a un numero. Qual è?
"(Ride). Ti posso rispondere così: se davvero adesso io riuscissi a indovinare i tuo numero allora, davvero, avrei i superpoteri".

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