CINEMA
26.02.04 - 08:180
Aggiornamento : 13.10.14 - 14:02

Nella sale arriva "Le barzellette"

LUGANO - Arrivano 'Le barzellette' ma senza Totti. Esce domani, venerdì, nelle sale ticinesi  "Le barzellette", nuovo film di Carlo Vanzina tutto dedicato all'arte della storiella divertente. Un collage di una settantina di storie con il solo scopo di far divertire e unite da una storia che lega i personaggi della vita vera con i protagonisti delle barzellette. Si va dalla Spagna dei toreri agli igloo esquimesi, da Michelangelo che dipinge la volta della Cappella Sistina ad un teatro dell'Ottocento, dalla Regina d'Inghilterra a Robin Hood.  Tutti personaggi e sfondi per sceneggiare barzellette note e meno note.

Ad interpretare i vari personaggi protagonisti delle storielle, un cast guidato da Gigi Proietti che comprende Carlo Buccirosso, Enzo Salvi, Biagio Izzo, i Fichi d'India, Max Giusti, Chiara Noschese e Vito. ''Sono anni che volevamo fare un film sulle barzellette - ha spiegato Carlo Vanzina in occasione dell'uscita del film nelle sale italiane - ma l'idea e' nata durante "Febbre da cavallo" quando Proietti mi disse di avere il sogno di raccontare la nascita e la morte attraverso le barzellette''. Un film che poteva avere nel cast anche Francesco Totti: ''Avevamo pensato di chiamarlo per interpretare il personaggio vero e sdrammatizzare il fatto che fosse diventato oggetto di tante barzellette -spiega Vanzina- ci ha detto che non sapeva se era capace. Poi, dopo poche settimane, e' uscito il libro con le sue barzellette''


''Abbiamo voluto dare fiducia al genere comico - ha spiegato Enrico Vanzina, sceneggiatore della pellicola prodotta da Aurelio De Laurentiis- in Italia si fanno pochi film comici, qualcuno solo a Natale. Il nostro è un film che, già dal titolo, dichiara quel che è''.
 Il cast respinge l'accusa di volgarita', soprattutto in riferimento allo spot delle piattole in onda da qualche settimana: ''Puntiamo soprattutto a un pubblico di bambini'', spiegano. ''E poi -aggiunge Proietti- Moliere e Shakespeare sono popolari perche' pieni di doppi sensi ma non si puo' dire certo che sono volgari''. 'Le barzellette' spazia nel tempo ma non tocca la politica: ''Sarebbe stato complicato - ha spiegato Proietti- perche' come si fa a fare un film su personaggi che cambiano cosi' rapidamente?''. Proietti ha creduto nel progetto, aldila' delle prevedibili critiche: ''La barzelletta e' un'entita' misteriosa -dice- non si sa mai chi la inventa. C'e' chi le ama, chi non le ama e chi finge di non amarle perche' 'fa fino'. Ora c'e' un ritorno delle barzellette tra i giovani, non vedo perche' vergognarsi, sono microsceneggiature geniali. Il film e' una sfida sul linguaggio, vedere se le barzellette funzionano anche sul grande schermo'''. ''Quando entriamo in sala e vediamo la gente ridere siamo ripagati da uttte le critiche che ci mettono alla berlina'', dice il regista.

 

LA CRITICA

Il Messaggero: "Si può fare un film solo di storielle comiche, dementi o sublimi, zozze o sofisticate, per giunta ambientate in epoche e luoghi disparati? Si può, lavorando sulla struttura narrativa, ovvero trovando il modo per incastonarle fino a formare un racconto (quasi) coerente. Difatti 'Le barzellette' è forse il film più d'avanguardia, ci si passi la parolaccia, dei Vanzina. Un oggetto inclassificabile che è insieme il grado zero del cinema comico e la sua più intima essenza. Un contenitore discontinuo ma affascinante, come le barzellette che veicola e soprattutto gli attori chiamati a farle vivere con i risultati più diversi.

 

Il Corriere della Sera: "Nel campionario di oltre 40 barzellette messe insieme dai fratelli Vanzina ce n'è per tutti i gusti, affidate a intrattenitori che vanno dal peppinesco Carlo Buccirosso al trucido Enzo Salvi, dai surreali Fichi d'India all'eclettico Biagio Izzo e alla brava Chiara Noschese, per nominarne solo alcuni. E' chiaro che un film intitolato 'Le barzellette' non va in paradiso, ma bisogna riconoscere ai Vanzina di averlo imbastito con professionalità facendo emergere vaghi spunti narrativi e concedendosi molte cadute di gusto senza incappare nelle cadute di ritmo. E Gigi Proietti, formidabile erede della generazione dei 'colonnelli della risata', vale il prezzo del biglietto":


La Repubblica: "Ogni barzelletta rimbalza su un'altra, a ritmo serrato. Con una vaga cornice costituita da Marco Messeri, assai simpatico chirurgo burlone (...) E anche con una vaga morale, di cui è portatore Gigi Proietti, che sul finale ci lascia intendere di essere Dio. Il Dio che prova a dispensare allegria e buonumore come antidoto alle brutture del mondo. Siamo vanziniani di provata fede, e ammiriamo lo stakanovismo dei fratelli, l'umiltà professionale che ispira il loro spirito di servizio. Però questo film è una fetenzia, checché ne dicano i critici più snob e a dispetto dell'adesione di pubblico."

 

 

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