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Grazie a una nuova scoperta, gli imballaggi di plastica per frutta e verdura potrebbero presto diventare obsoleti.
Lifestyle
04.02.22 - 10:000

La nuova scoperta che eliminerà la plastica dai cetrioli

L’istituto di ricerca Empa ha sviluppato una pellicola protettiva di cellulosa lavabile che potrebbe rendere obsoleti gli imballaggi di plastica per frutta e verdura e ridurre quindi in modo massiccio la quantità di rifiuti prodotti.

Una vista irritante: un bel cavolfiore bio sullo scaffale del supermercato aspetta solo di essere acquistato avvolto ermeticamente… nella plastica. Avvolti nella plastica troviamo anche insalata croccante, erbe aromatiche bio, il pacco da sei di mele bio, i cetrioli e tanti altri prodotti che finiscono immancabilmente nel cesto della spesa degli svizzeri. Tutti i consumatori attenti all’ambiente si sono chiesti almeno una volta se tutto questo abbia davvero senso.

Ma quali altre possibilità ci sono per imballare con materiali sostenibili? Questa domanda è diventata sempre più importante anche per i rivenditori. Il grossista Lidl, ad esempio, si è rivolto all’Empa con un mandato: il centro di ricerca di Dübendorf avrebbe dovuto sviluppare un’alternativa sostenibile alla plastica. Solo sul territorio svizzero nel 2020 sono stati venduti circa 470 milioni di chilogrammi di frutta e verdura: per la maggior parte avvolti nella plastica.

Un mircofilm che protegge

Dopo molti tentativi, il Cellulose & Wood Materials Laboratory, sotto la direzione del Dr. Gustav Nyström, ha trovato la soluzione: a partire da materiali biodegradabili, il laboratorio ha sviluppato una pellicola di cellulosa che può essere applicata su frutta e verdura. «Una volta asciutta, si forma uno strato di un micrometro invisibile e impercettibile al tatto», spiega Nyström, che ha accompagnato il progetto di ricerca.

Il punto clou: il materiale finale proviene dagli stessi prodotti che la pellicola andrà a rivestire ossia da prodotti agricoli che non hanno potuto essere venduti o che verrebbero gettati nell’immondizia. Tra questi troviamo ad esempio la sansa (gambi e bucce dalla produzione di succo), carote invendibili o bucce di mela. Le materie prime vengono lavate, essiccate, triturate e poi lavorate in un materiale che presenta una superficie reticolata.

«L’eleganza sta nell’utilizzo circolare», spiega Nyström. I primi studi preliminari sono molto promettenti. Il tempo di conservazione delle banane in laboratorio ha potuto essere aumentato di una settimana. «Questi valori sono ancora migliorabili», il ricercatore ne è convinto. «La pellicola di cellulosa non può però competere con una performance come quella della plastica», relativizza. Nella vendita di frutta e verdura, una prestazione simile non è però spesso nemmeno necessaria.

Nei negozi a partire da agosto 2023

La pellicola protettiva non presenta inoltre rischi per la salute. «Lo strato è lavabile», spiega il ricercatore. Se nonostante tutto dovessero rimanere dei residui, come ad esempio tra le rosette del cavolfiore, questi non influenzeranno né la preparazione tramite cottura né il consumo.

Dopo un primo studio preliminare, presto il prodotto verrà sottoposto a severi controlli e ottimizzato per l’impiego nella produzione industriale. Se lo studio principale si concluderà con successo, la pellicola di cellulosa sarà ottimizzata per l’industria entro agosto 2023 e impiegata quindi in 150 filiali Lidl.

Lidl ed Empa hanno inoltre richiesto congiuntamente il brevetto per questa tecnologia. «È nel nostro interesse che questa procedura sia utilizzata estensivamente per sostituire la plastica ed evitare lo spreco alimentare proteggendo quindi l’ambiente», scrive Lidl sulla richiesta. Indicazioni più precise saranno fornite al termine dello studio principale.

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