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Secondo il nuovo rapporto dell’IPCC, se non interveniamo subito e in maniera decisa per arrestare i cambiamenti climatici aumenterà il rischio di ondate di caldo, carestie, penuria d’acqua ed estinzione delle specie.
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Innovazione & energia
23.07.21 - 10:000

«Il peggio deve ancora venire», avvisa l’IPCC

Nuovo rapporto IPCC: lo scenario è terrificante.

Gli ultimi giorni e settimane ci hanno ricordato con forza impressionante cosa comportano i cambiamenti climatici. Le inondazioni sono in realtà solo un assaggio di quello che ci aspetta se non verrà rispettato l’obiettivo di riscaldamento massimo di 1,5°C stabilito nell’Accordo di Parigi sul clima. È a questa conclusione che è arrivato il rapporto trapelato dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) a cui hanno partecipato circa 700 specialisti. Secondo il rapporto, l’umanità è entrata in un’era di incertezza in cui molte cose potrebbero volgere al peggio se non viene fatto nulla. Ecco le conclusioni più importanti.

Ecosistemi a un «punto critico»

Secondo il rapporto dell’IPCC, molti ecosistemi sono vicini o già oltre il limite delle proprie capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Gli eventi meteorologici estremi e i cambiamenti climatici spingono gli ecosistemi verso il cosiddetto punto critico. Una volta superata questa soglia, si rischiano «cambiamenti improvvisi e irreversibili» con pesanti conseguenze.

La foresta brucia

La crescente frequenza dei periodi di siccità ha aumentato vertiginosamente la durata delle fasi di pericolo di incendi boschivi e il numero delle foreste minacciate è raddoppiato. In Brasile, ad esempio, la probabilità che si verifichino periodi di siccità quadruplicherebbe ha seguito di un aumento di due gradi: la foresta amazzonica si trasformerebbe in una savana. Sarebbe uno di quei punti critici menzionati prima. Le conseguenze? Verrebbero liberate enormi quantità di anidride carbonica che andrebbero a influenzare in modo massiccio i cambiamenti climatici.

Le ondate di calore distruggono i mari

Anche se raggiungessimo l’obiettivo degli 1,5°C, gli esperti ritengono che fino al 90 per cento della barriera corallina potrebbe scomparire. E inoltre: dal 1979 la superficie del Mar glaciale artico, coperta di ghiaccio durante tutto l‘anno, è diminuita di circa un quarto. Questo ha portato ad un aumento del livello dei mari e a pericoli crescenti per le regioni lungo la costa.

Sempre più specie si estinguono

Nei prossimi ottant’anni, i confini dei diversi ecosistemi potrebbero spostarsi di centinaia di chilometri a causa del riscaldamento climatico. Già due o tre gradi in più farebbero sì che il 54 per cento delle specie a livello mondiale sia minacciato di estinzione nei prossimi secoli. Un riscaldamento di due gradi minaccerebbe di estinzione foche, orsi polari e pinguini. Lo stesso vale per le specie che vivono in ecosistemi fragili come barriere coralline e foreste di mangrovie. In generale, l’estinzione delle specie ha già subito un’accelerazione preoccupante.

Fame, caldo, malattie

Il rapporto mostra uno scenario apocalittico anche per l’umanità: centinaia di milioni di persone che soffrono a causa delle ondate di caldo o della penuria d’acqua, rischio di soffrire la fame per 80 milioni di persone, inondazioni e altre catastrofi naturali, aumento della probabilità di diffusione di malattie contagiose e un numero sempre maggiore di persone che fuggono dal proprio Paese a causa dei cambiamenti climatici. «Il peggio deve ancora venire. I cambiamenti climatici influenzeranno la vita dei nostri figli e dei nostri nipoti ben più della nostra», si legge.

Si tratta in realtà di un abbozzo ancora provvisorio trapelato accidentalmente ma non ancora approvato dall’IPCC. L’appello del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico è tuttavia inequivocabile: «Per salvare l’ambiente dobbiamo ridefinire il nostro stile di vita e i nostri consumi». È chiaro anche che non possiamo permetterci di aspettare troppo a lungo.

Reuters
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