Gian Vaitl/Empa
I creatori della batteria compostabile: Xavier Aeby (sinistra) e Gustav Nyström.
Innovazione & energia
22.06.21 - 09:460

Batterie che possono essere buttate per terra

La batteria compostabile e l’«Internet of Things».

L’istituto di ricerca svizzero EMPA ha sviluppato una batteria completamente compostabile che potrebbe diventare un elemento centrale per l’«Internet of Things».

Buttare una batteria nella spazzatura o addirittura per terra è un gesto impensabile per la maggior parte di noi, non importa quanto siamo ecologisti o quanto è piccola la batteria. Potrebbe non essere così ancora per molto. L’istituto di ricerca svizzero Empa ha infatti sviluppato una batteria che si decompone completamente. Per dirla maniera semplice: dopo l’utilizzo, la batteria può essere semplicemente buttata nella spazzatura o lasciata a decomporsi nella natura.

La scoperta prende il nome di «Printed Paper Batterie» («batteria stampata su carta») ed è stata sviluppata nella divisione dell’Empa «Cellulose & Wood Materials» da Xavier Aeby e Gustav Nyström. Il nome della batteria è tutto un programma: è infatti possibile stamparla con una comune stampante 3D.

 

Per l’«Internet of Things»

 

La batteria è costituita da quattro strati che possono essere applicati uno dopo l’altro dalla stampante 3D su quasi tutte le superfici. Il cosiddetto supercondensatore così prodotto sopporta migliaia di cicli di ricarica. «La batteria a basso voltaggio ha una tensione che va fino a 1,2 volt e può fornire fino a 1 watt», spiega Nyström.

È possibile stampare batterie di differenti dimensioni a seconda del sistema di stampa. «In teoria, più sono fini gli ugelli, più è possibile ridurre la dimensione della batteria», spiega il ricercatore. Non sono però ancora stati svolti esami approfonditi in questo senso. Si tratta inoltre di una batteria a basso voltaggio, il che significa che non è adatta per smartphone e apparecchi simili.

La batteria può essere stampata su differenti strutture 3D. Come possibili campi di applicazione, Nyström cita ad esempio imballaggi e sistemi diagnostici medici. La batteria potrebbe ad esempio alimentare con elettricità i sensori che controllano il contenuto di un imballaggio o che sorvegliano apparecchi medici di importanza vitale. Nyström ritiene che le batterie compostabili saranno un elemento chiave per l’«Internet of Things».

Decomposizione in soli due mesi

La batteria non può tuttavia essere stampata da chiunque. Per la produzione del condensatore viene utilizzato un inchiostro gelatinoso speciale sviluppato e brevettato dall’Empa. L’inchiostro è composto esclusivamente da materiali degradabili al 100 per cento come nanofibre di cellulosa, nanocristalli di cellulosa, carbone, glicerina, acqua, alcol e sale da cucina.

Dopo due mesi, il prototipo si è quasi completamente decomposto, spiega il ricercatore. Rimane solo qualche pezzetto di carbone e in poco tempo sparirà anche quello.

«Ora stiamo considerando se fondare una nostra start-up per la produzione delle batterie o se vendere la tecnologia sotto forma di licenza», spiega Nyström. Al momento è difficile stabilire quando la batteria sarà pronta per essere lanciata sul mercato. Nyström ritiene che ci vorranno dai quattro ai cinque anni.

Gian Vaitl/Empa
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