Jan Graber
L‘agricoltore/ricercatore Andreas Mehli ha sviluppato un metodo per trasformare gli scarti biologici in carbone.
Innovazione & energia
28.05.21 - 11:000

Quest’uomo produce energia a partire dai liquami agricoli

Grazie ad un’antichissima tecnologia, Andreas Mehli produce carbone a partire da scarti organici.

L’agricoltura deve diventare un sistema a ciclo chiuso, spiega. Una visita a questo visionario produttore e agricoltore nella sua impresa di Coira.

Andreas Mehli comincia a raccontare non appena salgo sulla sua auto a Coira. Racconta dell’azienda agricola della sua famiglia, di come ha iniziato a imparare a gestire i macchinari agricoli a 23 anni e di come ha cominciato a considerare l’importanza di un sistema a ciclo chiuso in agricoltura decidendo quindi di dedicarsi alla produzione di carbone a partire dai rifiuti organici.

Mi racconta delle macine nel vecchio mulino sul Reno, che scorre a un paio di centinaia di metri dal suo terreno, dove il suo socio Ignaz Canova ha costruito un impianto per trasformare la biomassa in carbone. E parla di come sperimenta attualmente anche con il biogas e la gassificazione del legno.

Quando arriviamo, noto subito che l’impianto è grande almeno quanto la fattoria stessa. Qui Mehli e il suo team sperimentano con tutte le forme di scarti organici per ottenere energia e altri prodotti utili e sostenibili. «Manca solo una pala eolica», dice ridendo.

Mehli ha proprio l’aspetto del tipico agricoltore: robusto, abbronzato, viso largo e mani ruvide. Quando racconta del suo progetto, si accende un fuoco nei suoi occhi. L’idea di trasformare la biomassa in carbone è nata nel 2015 quando Canova era alla ricerca di materiale da impiegare in un impianto di essicazione. Dopo aver considerato i vari materiali, a Mehli è venuta l’idea di provare con il liquame agricolo. Cercando la giusta tecnologia da applicare, è quindi venuto a conoscenza dell’antichissimo metodo della carbonizzazione idrotermale (HTC).

Grazie a questo metodo, la biomassa, come ad esempio il liquame o il fango di depurazione, vengono carbonizzati in presenza di acqua liquida tramite calore e pressione. Dopo un tempo che va da quattro a dodici ore, la biomassa diventa carbone che può essere pressato meccanicamente. In natura questo processo dura migliaia di anni.

Il prodotto finale non permette solo di ottenere energia tramite combustione o gassificazione: può essere utilizzato anche per migliorare la qualità del suolo poiché lega in modo eccellente CO 2, acqua e sostanze nutritive. A seconda della qualità del materiale iniziale si può ottenere anche carbone attivo che può essere utilizzato come prodotto per le pulizie o come substrato nelle batterie agli ioni di sodio.

«L’agricoltura al giorno d’oggi non è più a ciclo chiuso», spiega Mehli mentre mi guida in giro per l’impianto. Mehli ha quindi continuato ad ampliare le proprie conoscenze personali: ha decisamente i geni del ricercatore. In poco tempo è entrato in contatto con università e specialisti e dalla collaborazione con due università e con l’Ufficio federale dell’energia (UFE) sono nati numerosi progetti di ricerca.

Mehli non ha sacrificato il suo senso degli affari cercando di migliorare il mondo: insieme a Canova ha creato la fondazione Klima Grischa e l’impresa Gregio Energie AG. L’azienda agricola di famiglia è legata all’impianto nel mulino e funge da fornitore per la biomassa. Mehli ha anche sviluppato impianti mobili per la produzione di biogas a partire da rifiuti liquidi. Uno dei suoi impianti HTC è stato inoltre venduto in America.

«Dobbiamo lasciare qualcosa di buono alle prossime generazioni», spiega Mehli lungo la strada di ritorno verso la stazione. È convinto che il futuro sia nella tecnologia e non nelle rinunce. «Voglio collaborare per mettere in moto le cose», conclude mentre mi scarica in stazione. È solo allora che smette di parlare.

Jan Graber
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