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27.12.17 - 17:570

Tutto quello che avreste voluto sapere sul servizio pubblico, ma non avete mai osato chiedere

Bruno Besomi, membro del Consiglio Regionale della CORSI e dell’Assemblea dei delegati della SRG SSR

La fine dell’anno è alle porte e quindi anche il 2018 dove si decideranno le sorti del servizio pubblico multimediale del nostro Paese.

“La mancanza di qualcosa che si desidera è una parte indispensabile della felicità”

(Cit. Bertrand Russell).

Parlo con la gente e sento opinioni, tutti ne hanno una, ma spesso ho potuto notare una forte mancanza d’informazioni corrette che stanno alla base del loro pensiero.

Conoscere il concetto dell’indipendenza del servizio pubblico è uno degli elementi fondamentali per capirne e apprezzarne le sue peculiarità.

Mai come oggi, bombardati quotidianamente da milioni di proposte più o meno indirizzate e con delle finalità ben precise, serve qualcuno che ci spieghi le cose come stanno e non come si vorrebbe che stessero! 

La scelta rimane uno dei dilemmi principali a cui l’essere umano è giornalmente confrontato. A volte, un aiuto in questo senso potrebbe evitare di farci cadere in errori dalle conseguenze imprevedibili.

La SSR mette in campo tutti i giorni uomini e donne che si adoperano seriamente per fornirci elementi di valutazione sui fatti e sulle proposte che toccano la nostra società.

Queste stesse persone, lo fanno con passione, oggettività e imparzialità (ben consci che si tratta sempre di persone e quindi, come ogni essere umano, inclini all’errore).

Ancora nel 2018, e più in generale in futuro, vorremmo che qualcuno ci parlasse tramite i televisori, la radio, i tablet, i pc, gli smartphone, ecc., in modo equilibrato e oggettivo.

L’anno che verrà potrebbe però privarci di questa importante risorsa, che oggi è offerta dal nostro servizio pubblico multimediale. Se passasse l’iniziativa No-Billag, l’alternativa a cui rischieremmo di essere confrontati potrebbe infatti essere quella di un flusso informativo pilotato e persuasivo, in grado persino di modificare i nostri valori.

Mi chiedo allora se prima di decidere come votare il prossimo 4 marzo, non valga la pena andare a sbirciare cosa succede dietro le quinte ad esempio della RSI; chiedere, criticare, esprimere attese non è certo un reato, ma un diritto di ogni cittadino che paga il canone.

Credo che l’azienda sarà ben disposta ad accogliere chiunque desideri informarsi e confrontarsi sul servizio pubblico multimediale. La RSI non è un tempio sacro ma un patrimonio di noi tutti, che la Svizzera italiana non dovrebbe perdere.

Il servizio pubblico ha bisogno di denaro pubblico… non scordiamoci di questo piccolo ma importante dettaglio.

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