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CINEMA
10.01.18 - 06:010

Quando tre cartelloni pieni di rabbia sconvolgono una cittadina

Arriva nelle sale ticinesi “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” che ha sbancato i Golden Globes (e vuole provarci pure con gli Oscar), lo abbiamo visto ed ecco come ci è sembrato

LUGANO - A lato di una strada secondaria di una cittadina del sud degli States una mattina all’alba appaiono tre manifesti, scritte nere su sfondo rosso: «Stuprata mentre moriva, e ancora nessun arresto, come mai sceriffo Willoughby?».

La rabbia di una madre - A pagare per l’affissione una donna, Mildred Hayes, "orfana" della figlia strappatale tragicamente sette mesi prima e arrabbiatissima con le autorità locali. Una protesta livida, la sua, che finirà per spezzare gli equilibri del piccolo comune (fittizio) di Ebbing portando a conseguenze esplosive e impreviste.

Strapremiato e stralodato - Sono queste le premesse di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh che agli ultimi Golden Globes ha fatto man bassa di premi (4 statuette) fra i quali quello (ambitissimo) di miglior film drammatico e miglior attrice protagonista (la già premio Oscar Frances McDormand). 

Una storia (quasi) vera - Sebbene potrebbe ricordare in maniera anche abbastanza smaccata uno e centomila fatti di cronaca nera recente, si tratta di un’opera di finzione immaginata dal regista durante un suo viaggio nel profondo Sud. Invischiati nella vicenda - che scuote profondamente le basi di una comunità apparentemente solida ma in realtà fragilissima - polizia, minoranze razziali ancora fortemente discriminate e l’incasinatissima famiglia Hayes. Il confronto, che inizialmente riguarda solamente la madre Mildred (McDormand), lo sceriffo (Woody Harrelson) e l’agente Dixon dalla testa tanto vuota quanto calda (Sam Rockwell, anche lui vincitore di un Globe) finisce così per diventare quasi cosmico.

Sì, ma dove vuole andare? - Una quantità di materiale e di direzioni che però McDonagh non riesce a palleggiare come ci si aspetterebbe. “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” resta un film un po’ indeciso e tribolato, come i suoi personaggi, e che non sa bene che strada prendere provandoci un po’ con tutte. Se puntare sulla denuncia, sul ritratto antropologico-sociale di un’America rurale e arretrata, sull’aspetto poliziesco o sulla commedia nera a suon di parolacce e virulente uscite.

Il cast però è da urlo - Alla traballante mano del regista sopperisce il cast, davvero pazzesco, dai grandi nomi giù fino ai comprimari e una fotografia e messa in scena di primo livello. Insomma, un gran bel vedere, ma che alla fine lascia un po’ l’amaro in bocca anche perché forse penalizzato da un doppiaggio non all’altezza. Resta, in ogni caso, un buon modo per spendere una serata invernale.

 “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” arriverà nei cinema giovedì 11 gennaio.

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