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Criptovalute, fra mito tecnologico e valore intrinseco

Il Prof. Antonio Cazzaniga dell'USI si sofferma gli aspetti tecnologici, mentre il Prof. Francesco Franzoni sull'economia

Il fenomeno delle cosiddette criptovalute, ovvero le valute virtuali che non sono controllate dalle banche centrali (Bitcoin, Litecoin, Ethereum ecc.) conosce una fase di vero e proprio boom, al punto che addirittura alcune amministrazioni pubbliche svizzere (il Canton Zugo e il Comune di Chiasso) accettano il pagamento di parte delle imposte in Bitcoin. Non mancano tuttavia gli atteggiamenti di segno contrario: la Cina, ad esempio, di recente ha lasciato intendere di voler vietare queste valute digitali per le transazioni non commerciali, cioè quelle fra privati. Tra questi due opposti, un approccio di impronta più analitica invita a riflettere su alcuni elementi di natura sia tecnologica sia economica.

Sugli aspetti tecnologici, il Prof. Antonio Carzaniga, Decano della Facoltà di scienze informatiche dell’USI, spiega che «va sfatato innanzitutto il mito dell’anonimità delle transazioni in Bitcoin. Infatti, tutte le transazioni sono registrate su una specie di libro contabile pubblico accessibile a chiunque, il cosiddetto ‘blockchain’, e sono associate a numeri di conto (chiavi) che sono di principio anonimi, ma da cui nella maggior parte dei casi è facile risalire alle persone con una semplice analisi dei profili di spesa. Tutto questo al di fuori di canali ufficiali.
Quindi c'è un doppio svantaggio: per le istituzioni non è immediato controllare e regolare i pagamenti e allo stesso tempo non ci sono vere e proprie garanzie di anonimità».

Ancora sul piano tecnologico, Carzaniga sottolinea «la limitata scalabilità del blockchain. Esistono diverse tecnologie che permettono di costruire questo libro contabile, ma sicuramente quella che sta alla base dei Bitcoin ha seri limiti nella velocità di crescita del registro a livello globale, quindi di fatto permette solo un numero limitato di pagamenti giornalieri. E ancora, l'idea del blockchain è di avere un registro distribuito e decentralizzato e quindi in teoria molto affidabile, ma studi recenti mostrano che i gestori distribuiti del blockchain (i cosiddetti ‘miner’) possono mettersi d’accordo e quindi manipolare il sistema con una sorta di arbitraggio».

Sul piano economico, il fenomeno delle criptovalute pone interrogativi forse ancora più radicali, a partire dal loro valore finanziario. Come spiega il Prof. Francesco Franzoni, direttore dell’Istituto di finanza dell’USI, «il valore intrinseco del Bitcoin, e delle criptovalute in generale, dipende dall’aspettativa di un’adozione generalizzata in un tempo futuro. Quale disponibilità ci sarà da parte di una gran parte del pubblico ad accettare Bitcoin come strumento di pagamento? Ritengo che intorno al Bitcoin e al fenomeno delle criptovalute ci sia ancora molta incertezza regolamentare. Ci si può dunque aspettare, in futuro, un intervento legislativo volto a limitare o comunque a porre stretti vincoli all’uso del Bitcoin. Per questo motivo recenti aumenti di valore di queste ‘monete’ digitali sembrano immotivati dal punto di vista del valore intrinseco e hanno una connotazione fortemente speculativa. Ciò non toglie che ci stiamo già indirizzando verso un utilizzo diffuso della tecnologia del blockchain per molte operazioni finanziarie. Quindi una qualche forma di criptovaluta, sotto l’egida di regolatori ufficiali, probabilmente farà parte del nostro futuro», conclude il Prof. Franzoni.

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