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SPAGNA
11.01.18 - 21:390

Due mesi dopo è ancora "guerra" tra Barcellona e Madrid

Ad alimentare lo scontro l'imminente costituzione del Parlament e l'elezione del nuovo President a fine mese

BARCELLONA / MADRID - A due mesi dalla "fallita"proclamazione della 'repubblica catalana' e dallo tsunami politico scatenato in risposta dal governo spagnolo per decapitare la regione ribelle e costringerne i leader a scegliere fra carcere e esilio, è di nuovo guerriglia istituzionale fra Barcellona e Madrid attorno a due scadenze cruciali: la costituzione del Parlament mercoledì prossimo e l'elezione del nuovo President il 31 gennaio.

Forte della maggioranza assoluta - 70 seggi su 135 - ottenuta alle elezioni del 21 dicembre il fronte indipendentista punta a una rielezione di Carles Puigdemont, in esilio a Bruxelles per sfuggire al carcere. Ma la mossa appare estremamente complicata. Otto dei 70 deputati indipendentisti, in carcere a Madrid o in esilio a Bruxelles, come lo stesso Puigdemont, per non finire in prigione, non sono affatto sicuri di poter votare.

Due dei 3 neo-deputati in carcere, Joaquim Forn e Jordi Sanchez, oggi hanno chiesto oggi di nuovo di essere scarcerati, affermando di avere rinunciato alla "via unilaterale" per l'indipendenza. La giustizia spagnola ha però già negato la settimana scorsa la libertà all' ex-Vicepresident Oriol Junqueras.

Puigdemont, che ritiene illegittima la propria destituzione da parte del premier spagnolo Mariano Rajoy vorrebbe essere eletto senza dover tornare in Spagna e rischiare l'arresto. Dopo l'elezione potrebbe tornare e sfidare Madrid ad arrestarlo, ma nella veste di presidente eletto della Catalogna.

Il President uscente propone una elezione "telematica" - per video-conferenza - o delegando un deputato del suo gruppo, JxCat, a rappresentarlo. Il regolamento del Parlament non lo prevede ma neppure lo esclude esplicitamente. La mossa dovrebbe essere autorizzata dal nuovo ufficio di presidenza dell'assemblea che sarà eletto mercoledì, nel quale gli indipendentisti avranno 4 membri su 7 e il presidente. L'uscente Carme Forcadell incriminata dalla giustizia spagnola per 'ribellione' (rischia 30 anni di carcere) oggi ha rinunciato alla propria successione.

Potrebbe sostituirla Ernest Maragall (Erc), fratello dell'ex-presidente Psc della Catalogna Pascal Maragall. Lo scontro fra secessionisti (JxCat, Erc e Cup, 70 seggi) e unionisti (Cs, Psc e Pp, 57), con in mezzo gli 8 eletti di Podemos, sarà incandescente fra il 17 e il 31.

Se la presidenza del Parlament autorizzerà l'investitura 'telematica' di Puigdemont, con ogni probabilità scatterà un immediato ricorso dei partiti unionisti o di Rajoy alla corte costituzionale di Madrid, che censurerà la procedura. Per superare il nuovo muro contro muro Andreu Mas-Colell - «il più intelligente degli indipendentisti» secondo l'analista Enric Juliana - propone un governo 'tecnico' secessionista, forse guidato dall'economista Elsa Artadi vicina a Puigdemont.

Questo per abbassare la tensione, sperando anche in un cambio di governo a Madrid, durante la nuova legislatura e ridare forza alla causa indipendentista. Mentre un governo 'legittimo' in esilio guidato da Puigdemont rimarrebbe a Bruxelles.

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